11 dicembre 2017

Un'altra serie limitata da McLaren


Di supercar sie ne vedono a bizzeffe ultimamente. Normali, elettriche, sembra sia diventato il nuovo core della produzione automobilistica. Strano, vedendo i costi stellari dei prodotti e ancor più strano a fronte di una crisi che il wishful thinking vuole finita ma di fatto morde ancora e non poco (chiedete alla Melegatti). Anyway, McLaren, conscia di questa battaglia ai vertici, rilancia con la nuova Senna, omaggio all'indimenticato pilota e top assoluta delle street legal race car a combustione della Casa. 800 cavalli, 800 Nm, ma soprattutto il peso più basso in assoluto per una McLaren, 1.189 kg, che fanno 1,49 kg/CV. Qundi sotto la P1 quanto a potenza, ma al vertice della produzione attuale; dentro il cofano l'unico motore in produzione, il V8 biturbo ad albero piatto da 4 litri collegato al treno posteriore da un cambio a doppia frizione a sette marce, anch'esso vecchia conoscenza. La linea è un po' così, bella da dietro, meno in fiancata, tributo alla sportività track stile e all'aerodinamica. Che prevede che l'alettone posteriore sia attuato idraulicamente in tempo reale per adattarsi alle condizoni di guida, mentre le sospensioni impiegano i consueti doppi bracci interconnessi ma con l'aggiunta di un sistema idraulico che sostituisce le barre antirollio. Ovviamente la scocca è in carbonio, così come molti particolari dell'abitacolo, bottone di accensione compreso (Wow!). La vedremo a Ginevra e la produzione dei 500 esemplari previsti inizierà nel terzo trimestre del 2018 a 750.000 sterline al pezzo. Parecchio, ma magari con la Brexit si risparmierà qualcosa.

4 dicembre 2017

Il commuter secondo Bangle






Ve lo ricordate Chris Bangle? Sì, il designer della Fiat coupé e poi delle Z in BMW negli anni '80. Beh, non è più un virgulto, ma la sua vena creativa non demorde; così al LA Auto Show ha presentato la REDS EV, prototipo di auto elettrica urbana dedicata la mercato cinese. Il fatto che la compagnia creata ad hoc si chiami Redspace mostra una sorta di revanscismo della politica cinese del secolo scorso, visto che la vettura è destinata espressamente a quel Paese e a quel mercato, ove i veicoli elettrici sono in forte espansione. In effetti Bangle negli ultimi tempi si è concentrato proprio sulla Cina: sua la consulenza per il light truck del gruppo CHTC. La REDS EV è quanto meno atipica nel profilo. Sembra uno di quei veicoli postali Usa ma per massimizzare lo spazio all'interno, concepito per 4 persone che possono salire a 5 solo quando si sta fermi (??). Forse banale intende fornire uno spazio coperto per socializzare, anche se credano in Cina non abbiano grande bisogno di ausilio in questo campo.  I dati tecnici non sono stati comunicati, ma Bangle sostiene che la vettura sia competitiva nello 0-50 km/h, cioè nelle accelerazioni in ambito urbano. Vedremo dunque torme di queste spigolose vetture nelle megalopoli cinesi? Non si sa se dietro al progetto ci sia con costruttore effettivo, ma il fatto che all'interno troneggi uno schermo da 17 pollici e che i sedili siano girevoli potrebbe renderla assurdamente interessante. Si tratta di vedere quanto costerà.

1 dicembre 2017

Self driving car? Meglio un robot


Con tutto 'sto parlare di guida autonoma ci siamo dimenticati dei robot, oggetto anch'essi di uno sviluppo impetuoso. Cosa c'entrano con la guida? Beh, il fatto è che sviluppando la loro ciber-intelligenza, prima o poi finiranno per condividere con gli umani anche passioni ed emozioni. Perché dunque non potrebbero appassionarsi alla guida? Fantascienza? Mica tanto, perché Kengoro, un automa sviluppato dal laboratorio Johou Systems Kougaku (JSK) della scuola di specializzazione dell'Università di Tokyo, sta proprio imparando a guidare, con l'obiettivo di essere in grado non solo di accompagnare a casa i suoi proprietari, ma anche di fornire assistenza ad anziani e persone con disabilità in genere. L'automobilista robotico utilizza la tecnologia sviluppata nel laboratorio di ricerca, mentre il governo della città di Toyota ha fornito due siti pubblici per la sua formazione. Secondo Masayuki Inaba, professore di robotica presso l'ateneo di Tokyo, Kengoro potrebbe un giorno servire tanto come autista quanto come assistente per disabili e anziani. "Ci vuole un mese anche per un essere umano prima di essere in grado di guidare una macchina", ha detto Inaba. "Il successo dell'esperimento potrebbe portare allo sviluppo di un robot multifunzionale che non solo possa guidare le auto ma anche offrire supporto".Con i suoi 167 cm di altezza e 56 kg, Kengoro ha un sistema muscolo-scheletrico simile a quello degli umani e può muoversi agevolmente grazie ai 116 motori montati sul corpo. Questo gli consente di guidare un'auto nello stesso modo in cui lo fa un essere umano, ma con un notevole vantaggio di funzionalità rispetto a una semplice auto con guida autonoma, dato che può essere usato in uno spettro assai più ampio di compiti. Insomma, l'alternativa alle auto self driving potrebbe essere un autista robotico,che può offrire un'assistenza assai più completa in tutti i sensi. Senza contare che potrebbe usare le auto così come sono oggi, senza complicati sistemi aggiuntivi di visione e localizzazione. Quanto alla interconnessione con gli altri utenti, un robot potrebbe addirittura fare da hot spot. Forse il futuro delle auto autonome non sarà così roseo.

A Bologna le custom by MILITEM



Al Motor Show di Bologna che apre domani ci saranno per la prima volta anche due modelli MILITEM, il pool monzese di personalizzazione di modelli americani creato da Cavauto. Si tratta di una Ram 1500 RX e di una Wrangler JIII, riviste e accessoriate con componentistica di rigorosa provenienza Usa e cura dei particolari artigianale all'italiana. La fiolosofia di queste personalizzazioni riguarda estetica e dotazioni, lasciando inalterate caratteristiche meccaniche e prestazionali delle vetture; piccole serie che, al di là della versione mostrata, possono essere ulteriormente personalizzate a richiesta dell'acquirente. Le due vetture presentate dispongono la prima, la Ram, del V8 Hemi di 5,7 litri da 401 CV e 555 Nm, alimentato a benzina e Gpl, la seconda, la Jeep, del V6 3,6 litri a benzina da 284 CV e 347 Nm oppure del turbodiesel 2.8 CRD da 200 CV e 460 Nm. Prezzi da 64.300 a 79.910 euro.

30 novembre 2017

Alfa e F1, ritorno dolceamaro

Lo so, lo so. Il mito Alfa è da sempre nel cuore di molti. E il ritorno alle corse appena annunciato potrebbe scatenare entusiasmi comprensibili. Ma se ci pensate bene potrebbe anche essere classificato sotto la specie delle fake news, che tanto va di moda in questi giorni. Sì, l'Alfa Romeo parteciperà al campionato 2018 di F1, ma con la vettura della svizzera Sauber, che non mi sembra abbia brillato particolarmente negli ultimi tempi. Quindi un team non certo di primo piano, nel quale il ruolo Alfa sarà di title sponsor. In pratica la F1 Sauber sarà verniciata con i colori Alfa, ma di tecnologia del Biscione (quale peraltro?) non se ne parla. In più motori saranno Ferrari, gli unici italiani disponibili, perché il budget e gli accordi non prevedono certo lo sviluppo di un propulsore nuovo. Quindi, concludendo, si tratta di un mero rebadging, di un trucco per far circolare il nome Alfa, che però nulla ha a che fare con un vero ritorno alle corse della mitica scuderia milanese, assente da 30 anni dalle piste. Fake new, dunque? Sì e no, perché se da un lato è vero il ritorno sui circuiti, dall'altro questo avviene con una vettura che di Alfa non ha nulla, nemmeno il motore. Ispirazione sinergica, forse, ma di marketing, che c'entra poco con il blasone che il marchio meriterebbe. E che potrebbe invece precipitare ancor più in basso se i risultati non saranno all'altezza delle aspettative degli appassionati di tutto il mondo. Io la vedo così, ma sarei felice di sbagliarmi.

Anche Roadster la i8





Al salone di Los Angeles BMW ha presentato il restyling della i8 che in quella sede debutta anche come scoperta o, per meglio dire, roadster. A dire il vero l'auto l'avevamo già vista 5 anni fa in veste di concept; ora però è concreta. Il tetto è in materiale tessile e si apre e chiude in 15 secondi fino alla velocità di 50 km/h; nelle code posteriori sono incorporati due cristalli azionati elettricamente indipendenti dalla posizione del tetto, mentre grazie allo stivaggio verticale della capote quando è aperta è stato ricavato un vano bagagli interno della capictà di 92 litri. Il gruppo motore impiega ancora il motore a tre cilindri di 1,5 litri da 231 CV e 320 Nm che agisce sulle ruote posteriori; la potenza di quello elettrico agente sul treno anteriore è invece salita a 143 CV con coppia massima di 250 Nm, portando così la potenza totale disponibile a 374 CV. La velocità massima autolimitata è ancora di 250 km/h e l'accelerazione sullo 0-100 di 4,6 secondi, che scendono a 4,4 per la coupé dato il peso minore di 60 kg. Grazie al pacco accumulatori da 11,6 kWh, l'autonomia in pura modalità elettrica è di 53 km per la roadster e 55 per la coupé, mentre il consumo medio rispettivamente di 2,1 e 1,9 l/100 km. Curioso il fatto che il motore (a combustione) venga dichiarato meno rumoroso, pur a fronte del sistema audio che simula il sound di un V8. Se il 3 è un problema, mettetecelo, 'sto V8. Prezzi (sicuramente alti) da comunicare.

29 novembre 2017

La guida autonoma ormai è una realtà



Waymo è una società americana controllata da Google tramite la Alphabet, in pratica lo spin off della Google Driveless car, attuato grazie alla partnership con FCA e con le Chrysler Pacifica come auto su cui installare la tecnologia. Tecnologia che è andata avanti, ma davvero avanti, tanto che, dopo aver percorso 4 milioni di chilometri autonomamente, ora le auto della flotta Waymo debuttano a Phoenix (AZ) con il primo servizio di self driving taxi. I dati del software, raccolti dalla Alphabet e stivati in un database proprietario, sono ormai così numerosi e articolati da rendere superflua la presenza del guidatore al volante anche solo come controllore, ma per maggiore cautela (e data la pericolosità delle cause di risarcimento in US) al debutto un operatore Waymo siederà nell'auto, comunque nel sedile posteriore, dove è collocato un tasto di arresto di emergenza (azionabile da ogni occupante) che se premuto blocca l'auto facendola accostare nel luogo sicuro più vicino. Il servizio di taxi autonomi è stato già sperimentato in 23 città americane, ma questo di Phoenix sarà il vero debutto. E Waymo promette che presto il guidatore di scorta non sarà più necessario, mentre il servizio sarà presto esteso anche in altri Stati del Midwest e della East Coast. Nessun dato sulle tariffe, che comunque dovrebbero essere concorrenziali rispetto ai normali taxi, vista l'assenza di quei fastidiosi e costosi driver umani.