19 ottobre 2017

A volte ritornano




A dispetto della sicurezza ostentata nel propagandare le proprie scelte, l'industria dell'auto è tutt'altro che certa su quale direzione prendere per il futuro. Lo dimostrano i diversi progetti che volta a volta vengono presentati, ciascuno secondo filoni diversi. E' il caso delle auto a fuel cell, a idrogeno dunque, il cui concetto periodicamente qualche costruttore (in genere jap) riesuma per una nuova vettura. E Toyota con la sua Mirai, modello venduto sinora in soli 708 esemplari, prosegue sul percorso che prevede l'utilizzo di un gas che in natura non è presente, una fonte non primaria che per essere resa disponibile richiede la produzione di ulteriore CO2. Ma, tetragona a ogni ostacolo, ecco a ridosso del Tokyo Motor Show 2017 che apre martedì la concept Fine-Comfort Ride, berlina di lusso per 6 occupanti alimentata da motori elettrici per un totale di 420 CV. L'auto accelera da 0 a 100 in 5,4 secondi, ha una V max di 220 km/h e con un pieno di idrogeno fa quasi 1.000 km. Certo che con dimensioni di 483x1,95 cm non è il massimo in aree urbane, ma soprattutto non è il massimo stilisticamente, peraltro ampiamente nel mood del cattivo gusto nipponico. Ovviamente, come si deduce dal layout dell'abitacolo, la Fine-Comfort Ride è prevista per la guida automatica di livello 5. Beh, almeno così la ricerca dei rarissimi distributori di idrogeno la molli al computer.

18 ottobre 2017

Solo per 10 l'Intensa Emozione




 Le nuove supercar vanno a ondate: per qualche tempo argomento leggeremente quiescente, se non per le solite big di settore, rieccolo alla ribalta con una nuova genia. Si parte con la Apollo Intensa Emozione (teaser e videoteaser qui sopra), che debutta il prossimo 24 ottobre. Per chi segue il settore il nome non sarà nuovo: c'era una volta (dai, le auto sono un po' favole, no?) la Gumpert, piccola azienda fondata dall'omonimo ex boss di Audi Motorsport che costruiva le Apollo, motorizzate, appunto, con Audi V8 messi giù bene. Nel 2012 il marchio fallì, ma è poi rinato in veste di una startup italiana con capitali cinesi. Le Gumpert erano vere supercar, toste e molto racing, pur se non con potenze da assoluto. Ora, dopo la Arrow da 1.000 CV vista l'anno scorso a Ginevra, ecco una versione ancora più sportiva della Arrow, capace come dice il boss cinese di scatenare fiumi di adrenalina nello spirito di rendere pilota e auto una cosa sola. Ne faranno soltanto 10, che saranno vendute assieme a un programma di training su alcuni dei più noti tracciati europei per i (facoltosi) clienti; un po' la stessa storia di Ferrari FXX K e McLaren P1 GTR insomma. Curiosamente il motore sarà un V12 aspirato Mercedes da "soli" 810 CV e 700 Nm, quindi meno brio (sulla base dei crudi dati tecnici) della Arrow e definitiva fine della storia con Audi per le meccaniche. Altra curiosità. Inizialmente Gumpert aveva preso accordi con Cameron Glickenhaus per costruire assieme la propria supercar e la SCG003, ma poi l'idillio è terminato e ora la sola Intensa Emozione verrà costruita presso l'italiana Manifattura Automobili Torino.

16 ottobre 2017

La nuova Volante ha il sound tedesco





"Volante" in Italia rievoca i film anni '70 sulla mala, quando le auto della Polizia erano verdi (le Volanti) e le Giulia si esibivano in furiosi inseguimenti cittadini. In Gran Bretagna lo stesso nome ha ancora a che fare con le prestazioni, ma di tutt'altra classe. Ecco allora che Aston Martin espande la gamma DB11 con la nuova spider Volante, che sarà dotata esclusivamente di tecnologia made in Affalterbach, nella specie del V8 biturbo di 4 litri da 510 CV e 696 Nm. La trasmissione è a 8 rapporti sulle ruote posteriori e l'aumento di peso rispetto alla versione coupé contentuto in 110 kg, mentre i meccanismi di apertura del tetto apribile in tela sono stati sviluppati internamente. Elegante è elegante e sono certo che con un V8 AMG sotto il cofano avrà di certo anche il sound giusto, pure meglio del V12 della DB9, la precedente scoperta del brand. Il prezzo è attorno ai 180.000 euro, in linea con la classe della vettura.

Polestar in arrivo


Polestar è il brand tosto di Volvo, quello delle sportive. Ma vista la recente svolta elettrica (o più concretamente ibrida) del marchio, la nuova coupé sarà, appunto, in parte elettrica quanto a trazione. E questo videoteaser anticipa di un solo giorno il lancio, che avverrà domani. Purtroppo le immagini non rivelano praticamente nulla dell'auto, danno piuttostoso una serie di statement su tutto ciò che la Polestar non sarà, considerato che di fatto avrà lo status di un vero e proprio brand più che di una divisione sportiva. Comunque le caratteristiche tecniche sono note: ibrida (ça va sans dire), con un motore a 4 cilindri in linea (la discutibile svolta di economia del frazionamento di Volvo), per una potenza complessiva attorno a 600 CV; fatto salvo che quando la potenza comprende un contenuto elettrico bisogna poi vedere quando ce l'hai davvero tutta disponibile. Comunque, domani il reveal.

13 ottobre 2017

Continental descrive l'auto del futuro


Se dico Continental, cosa vi viene in mente? Gomme, di sicuro. Gomme tedesche. Ma il gruppo, che fattura quasi 44 miliardi, è molto di più, un fornitore di tecnologia trasversale che monta i suoi prodotti sui principali brand. Gli pneumatici sono solo ¼ del business. Il resto sono cruscotti, visualizzatori, sensori, telecamere, radar, laser; e poi servofreni, attuatori, sospensioni, gruppi e motori elettrici. Insomma un po’ tutto quel che serve per assemblare un’auto moderna, ma anche per progettare quella di domani. Ho partecipato a un workshop informativo proprio su questa categoria di prodotti alla pista ACI di Arese; dunque, quale miglior interlocutore per farmi raccontare l’auto del futuro?

Intanto una certezza. L’auto di domani sarà elettrica, non c’è storia. Il limite di 95 g/km per le emissioni di CO2 che entrerà in vigore nel 2020 e sarà applicato a tutte i veicoli implica che nella gamma delle Case ci dovranno essere auto a trazione elettrica, le uniche che, non avendo emissioni, possano abbassare la media e riportarla entro i limiti. Quindi anche l’evoluzione dei benzina, che dopo uno stop ultraventennale a favore del cartello Diesel è attualmente in corso, vedrà un trasferimento di risorse a favore dell’elettrico; un po’ quello che sta facendo VW.

Quindi c’è da gestire una transizione assai complessa, che vedrà nei prossimi anni la coesistenza di differenti mezzi di propulsione, tutti accomunati però dall’altro grande capitolo della circolazione futura: l’obiettivo zero incidenti, ergo ridurre a percentuali minime gli infortuni. Per fare ciò occorre che qualcuno, o meglio qualcosa, sovrintenda alla circolazione. Ed eccoci alla guida automatica. Qui Continental, tramite il know how di società del gruppo come VDO e Siemens, può mettere in campo la sua gamma di sensori e attuatori che già oggi permetterebbero un self driving di livello 5, quello dell’autonomia completa, che solo a causa delle complessità legate a legislazioni, tipologie di traffico e diverse aree di sviluppo nel mondo è tutt’ora in fase sperimentale.

Guida automatica vuol dire internet of things, oggetti intelligenti che comunicano tra loro, nel caso specifico le auto. Il modello è quello aeronautico: gli aerei sono sempre sotto la tutela della torre di controllo, ma si scambiano pure informazioni direttamente per sapere in anticipo di perturbazioni o problemi. Anche le automobili dovranno fare lo stesso, ma su scala più ridotta e in modo automatico. Se ho pianificato un percorso, dovrò far sapere agli altri quale sia, in modo che la centrale operativa (non necessariamente umana, ma più facilmente dotata di intelligenza artificiale) sia in grado di determinare il flusso di traffico in quella direzione, possa evitare ingorghi e garantire, magari con una serie di semafori verdi, il minor tempo di transito possibile. Sembra fantascienza, ma è già dietro l’angolo, le cose stanno evolvendo assai rapidamente e le nuove tecnologie bruciano le vecchie ormai nell’ordine di sei mesi.

Infine, un’auto elettrica richiede un progetto completamente diverso da quello tradizionale. Pensate solo ai freni. Con la rigenerazione avere grandi dischi diventerà inutile. Già oggi con una BMW i3 si sperimenta il concetto di guida monopedale: rilasciando l’acceleratore il rallentamento è tale che in pratica il freno non si usa. Di qui l’impiego di leggeri dischi in alluminio, meno resistenti ma capaci di rallentare solo se serve o addirittura il ritorno ai tamburi, mentre le ruote potrebbero diventare attive con il Conti Adapt. Un sistema ruota-pneumatico capace di allargare o ridurre l’area d’impronta per adattarla alle condizioni del terreno, unito a una serie di microcompressori alimentati a 48 V all’interno della copertura per regolare in sincronia la pressione. Futuro anteriore? Meglio abituarsi (e parlo pure per me) alla svolta della mobilità.

A.I. marchiata Nvidia per le auto self driving


Nvidia è un marchio famoso nel settore dei videogiochi per la qualità delle sue schede grafiche. Ma, come ogni azienda che lavora in campo hardware, evolve e nello specifico ha deciso di saltare il fosso sviluppando sistemi di intelligenza artificiale. Il più recente si chiama Pegasus e ha come riferimento di evoluzione un sistema di guida automatica di livello 5, il più avanzato, quello dell'autonomia completa. Si tratta di un vero e proprio supercomputer, capace di 320 x1012 operazioni al secondo, vale dire 320.000 miliardi di calcoli con larghezza di banda di un terabyte al secondo. E' costituito da 4 microprocessori e può accettare un  massimo di 16 entrate per sensori. Grazie alle sue capacità di calcolo, il volume occupato dalla parte ragionante di un'auto self driving potrebbe scendere alle dimensioni di una scatola, consentendo così anche il traporto di bagagli, sinora in crisi proprio per l'eccessivo volume dell'hardware, in genere collocato proprio nel bagagliaio. Pegasus sarà disponibile per i costruttori auto dalla metà del 2018; Nvidia peraltro ha già reso noto un accordo con Deutsche Post DHL e ZF per sviluppare veicoli autonomi in Germania.

12 ottobre 2017

A Detroit la nuova Corvette?



Se ne parla da più di tre anni, ma ora la svolta tecnica Chevy sul suo prodotto di punta, la Corvette, è davvero alle porte. Ne sono prova le ormai numerose foto di veicoli in prova in vari ambiti tra cui quelli in  ambiente freddo. Come questa, pubblicata da Josh B. su un gruppo di FB, in cui è evidente la collocazione posteriore del motore, viste le prese d'aria per il vano dietro l'abitacolo. La Corvette C8 è meno camuffata del solito e mostra dimensioni assimilabili alla C7 odierna, ma anche un assetto più basso e quattro scarichi posteriori. Il debutto dovrebbe avvenire al Detroit Motor Show 2018, a gennaio. Accantonate le escursioni tecniche, la scelta per il motore sarebbe caduta su un nuovo LT5, versione riveduta e corretta dell'LT4 da oltre 650 cavalli attuale. Torna poi la possibilità che la Corvette mid engined sia chiamata Zora, dal nome del progettista che propose ai tempi proprio la struttura a motore centrale.