3 agosto 2017

BP apre all'elettrico


Che  le Case stiano (chi più, chi meno) spingendo sulle auto elettriche è ormai assodato. Rimane l'annosa questione della ricarica che sinora non aveva avuto grandi endorsement da parte di quelli che sono i principali protagonisti del rifornimento classico, ergo le compagnie petrolifere. Sinora. Perché oggi è giunta notizia che BP, la multinazionale d'impronta inglese dei carburanti, ha in corso colloqui con i principali costruttori di auto elettriche per il progetto di installare colonnine di ricarica rapida nelle proprie stazioni di servizio. Un cambio di prospettiva epocale, perché qui si parla finalmente di una reale infrastruttura di ricarica sul territorio, il cui unico precedente, ma su una scala che non può competere per ovvie ragioni con quella dei distributori di carburante, è stato sinora quello di Tesla con i superchargers. A dire il vero Shell, la compagnia anglo-olandese, ha già installato punti ricarica presso alcune sue stazioni in UK e Paesi Bassi, ma senza il piano organico e globale che sta invece affrontando BP, che nelle stime prevede per il 2035 oltre 100 milioni di auto elettriche in circolazione. Ad aumentare la redditività dell'operazione contribuirebbero anche le sempre più numerose ibride plug-in, che potrebbero usufruire anch'esse della ricarica rapida in tempi ancor più ridotti delle elettriche pure e limitare ulteriormente la marcia con il motore termico nelle aree urbane.

2 agosto 2017

Galeotto fu quel norvegese...



La Norvegia ama le auto elettriche, si sa. E sarà certo un caso che proprio un turista norvegese abbia colto dalla finestra del suo albergo a Barcellona la nuova Nissan Leaf,  inviando subito le foto alla TV2televison in patria. L'auto sta girando un commercial ed è priva di camuffamenti, mostrando così un corpo vettura più gradevole della precedente versione anche se indubbiamente più convenzionale. Un'auto più normale, dunque, destinata a diffondersi e sparire nel traffico insieme e alle altre. Tra le particolarità della vettura, lo sfruttamento in termini di marketing e comunicazione del forte recupero energetico in rilascio consentito dal motore elettrico: Nissan chiama così e-Pedal la possibilità (condivisa peraltro da molte altre elettriche) di guidare utilizzando un solo pedale, poiché alleggerendo la pressione si di esso si ottiene una rallentamento così efficace da rendere l'impiego dei freni veri e propri solo saltuario. Bene, ma mi auguro che nel circuito di controllo dell'acceleratore ci sia anche un accelerometro che accenda le luci di stop al superamento di quella che gli altri automobilisti percepiscono come soglia di frenata e non solo di rallentamento. Entiende?

Ecco la Vantage con i V8 AMG



Aston Martin rinnova la Vantage, che debutterà a fine anno, e ne ha rilasciato le prime foto che pare siano sponsorizzate da una nota produttrice di pneus. La vettura è quella dei test finali ed è praticamente ormai di serie; dal punto di vista stilistico si vedono le influenze alla 007 della DB10, mentre la struttura è quella, accorciata, della DB11. Sarà la prima Aston ad adottare i V8 AMG, a seguito dell'accordo di 4 anni fa, che equipaggeranno le vetture entry level con potenze attorno ai 500 CV, mentre per le versioni top è prevista l'adozione del 5.2 litri V12 della DB11. Tornando all'interessante primizia anglo-tedesca, le prestazioni non saranno certo da dio minore: è atteso infatti uno 0-100 intorno a 4 secondi con una V max superiore ai 300 orari. Trasmissione manuale a 6 rapporti oppure a doppia frizione; versione AMR molto cattiva in canna.

1 agosto 2017

Per un fine superiore


La dinamica dell'uscita dal Dieselgate per il gruppo VW è piuttosto complessa. Da un lato le riparazioni economiche ai (presunti) danni all'ambiente Usa (a inquinarlo basta the Donald), dall'altro il passaggio graduale ma non troppo all'auto elettrica come chiave di volta di una tendenza al futuro che riporti le vendite al primato mondiale (ora in  vetta c'è Renault-Nissan-Mitsu) ma su una base high tech che faccia la differenza rispetto ai concorrenti. Tutti i brand sono coinvolti nel cambiamento e devono fare la loro parte. Come Audi, che secondo fonti anonime interne deve risparmiare 12 miliardi di euro entro il 2022 per disporre dei capitali necessari alle innovazioni in campo elettrico. Ecco spiegata quindi la vendita di Ducati, così come il taglio nello sviluppo dei Diesel e quello probabile nei motori ad alte prestazioni di grande cubatura. Il piano elettrico peraltro corre: l'anno prossimo dovrebbe debuttare la Suv e-tron, seguita a breve dalla coupé e-tron Sportback vista a Shanghai come concept e da una cittadina a guida autonoma. Tutte elettriche, tutte molto techno. Per assurdo, poi, i grandi investimenti sono necessari perché il passaggio all'elettrico implica un approccio radicalmente diverso e quindi la sostituzione totale di di strutture anche logistiche, mentre i veicoli futuri saranno intrinsecamente più semplici, privi come sono di una trasmissione vera e propria e con l'elettronica che sostituisce mediante il software quasi completamente la meccanica delle auto attuali.

31 luglio 2017

Se te se minga bûn...


Le strade britanniche sono difficili, lo sa chiunque abbia guidato da quelle parti. Fatta eccezione per le dual carriageway, sono strette e, soprattutto, non hanno il margine laterale che esiste praticamente su ogni strada del Continente, Irlanda esclusa. Il che implica molta concentrazione nella guida (bene) ma anche nessuna tolleranza per gli svarioni: appena ti distrai, picchi. Ed è andata così a questo anonimo signore del South Yorkshire, che nemmeno un'ora dopo aver ritirato dal concessionario la sua Ferrari 430 Scuderia second hand, l'ha ridotta così. Pioveva, dice, e si è distratto solo un attimo. Comunque non si è fatto male e se aveva un kasko come si deve magari può ritentare la fortuna con una più moderna 488...

Consegnate le prime Model 3



Tesla ha mantenuto le sue promesse commerciali e venerdì sono state consegnate le prime 30 Model 3. E contemporaneamente sono state finalmente diramate le specifiche della produzione: due modelli per la fase iniziale, la base e la Long Range, che si differenziano (anche), come dice il nome, per l'autonomia consentita nel secondo modello dalla maggiore capacità del pacco batterie, 515 km contro 354. Il prezzo negli Usa è di 35.000 $ per la base e di 44.000 per la L.R.; le prestazioni, rispettivamente, una V max di 209 km/h e uno 0-60 mph (96 km/h) in 5.6 s e 225 km/h e 5,1 s. Quindi a maggiore capacità (e pure maggior prezzo) maggiori prestazioni, una scelta un po' vecchio stile per Tesla. Le Model 3 per ora sono tutte a trazione posteriore con un singolo motore; in futuro ci saranno però anche quelle con doppia motorizzazione a trazione integrale. L'interno è piuttosto "dimesso", fatta eccezione per lo schermo da 15 pollici touch che aziona praticamente ogni cosa, ma pagando 5.000 dollari in più c'è un allestimento lusso come selleria in pelle e sedili maggiormente regolabili. L'equipaggiamento standard comprende comunque navigatore e connessione internet, oltre alla struttura base dell'Autopilot, che con altri 5.000 $ diventa più "capace" e con ulteriori 3.000 $ diventa del tutto autonomo. Un bel salasso per far divertire il computer. 4 anni di garanzia sull'auto e 8 sulla batteria. I primi 30 clienti sono stati molto fortunati (amici?): in agosto verranno costruite solo altre 100 auto, 1.500 per settembre e un totale di 20.000 per fine anno. Quindi gli altri 380.000 clienti in attesa che hanno pagato la prenotazione dovranno attendere l'anno prossimo o meglio la fine del 2018, dato che Tesla prevede una produzione di 500.000 auto comprendendo S e X. Comunque, non perché sia un nostalgico delle mascherine, ma lasciatemi dire che il frontale piatto della Model 3 è decisamente brutto: mi domando come non abbiano trovato una soluzione stilistica decente all'assenza della griglia.

26 luglio 2017

L'occhio del fisco sulle elettriche


Ancora sull'elettrico, ma stavolta riguardo un evento che avevo peraltro largamente previsto. In California, a Palo Alto per la precisione, dal prossimo 1° agosto si pagherà una tassa aggiuntiva sulle ricariche di auto elettriche. Fa specie che la prima di questa prevedibile individuazione da parte della fiscalità di una nuova fonte di introito avvenga proprio nella località ove ha sede la Tesla e forse la coincidenza è dovuta al lancio della Model 3 con le sue ampie aspettative di vendita, ma il fatto è che c'è stata una prima volta, la pratica è stata sdoganata. Ora dobbiamo aspettarci una discesa a pioggia un po' dappertutto, con più o meno sviluppate punte di ingordigia da parte delle diverse amministrazioni. Sulla West Coast la tassa si limita a 0,23 $/kWh, decisamente poco in assoluto meno di 10$ per una percorrenza di 100.000 km circa, ma è il concetto che conta. Per ciò che riguarda i futuri automobilisti elettrici (diciamo) low cost della Model 3, inoltre, ci sarà pure da pagare la fattura della corrente utilizzata, il cui costo per i più ricchi possessori di Model S e Model X viene assunto da Tesla. Per essere realisti, comunque, non si può pensare che a fronte del calo di vendite dei carburanti tradizionali, per ora futuribile ma possibile, i diversi governi rinuncino tout court a un cospicuo introito di cash senza prevedere una alternativa. E calando il discorso in Italia, viste le abitudini, io starei molto attento nel valutare i reali costi futuri.