16 novembre 2015

VW stoppa la Bugatti

Come prospettavo in ottobre, lo scandalo VW comincia a coinvolgere più profondamente il gruppo e all'orizzonte si prospettano cessioni per i brand che non fanno parte del core business. E' il caso di Bugatti, che alla luce della politica di taglio di costi intrapresa dal nuovo boss Muller vedrà molto probabilmente interrotto il flusso economico destinato allo sviluppo dell'auto che doveva sostituire la Veyron. Ma va da sé che se la Bugatti non sviluppa un nuovo modello praticamente... non fa nulla e quindi la sua appartenenza al gruppo Vag diventa superflua. Insomma Muller deve fare delle scelte e tagliare dove si può, perché i 6,5 milioni di euro accantonati per far fronte alle conseguenze dello scandalo si stanno rivelando sempre più una goccia nel mare. Anche il rinnovo della Phaeton, l'inutile copia tutta in acciaio della Audi A8, è stata giubilato e presto la mannaia della cruda realtà potrebbe travolgere anche Lamborghini e Ducati, mentre per quanto riguarda Seat possiamo dire soltanto che da tempo VW le ha preferito Skoda e che quindi alle strette quella in progressiva sequenza di "taglio" potrebbe essere lei. I costi passivi infatti continuano a salire, mano a mano che la soluzione al problema di inquinamento diventa operativa: se per i motori 2 litri (e forse anche per quelli 3.0) potrebbe infatti bastare un upgrade del software della centralina, per i millesei potrebbe essere necessaria la sostituzione degli iniettori, notoriamente assai costosi, specie se di ultima generazione. Ma il problema più grande per VW è quello di immagine. Ci vuole molto per farsi una reputazione, ma pochissimo per perderla, come insegna il caso Toyota di qualche tempo fa. E se in Europa (e in Italia) i consumatori badano più al portafoglio che all'etica o alla salute non è così negli Usa, dove in più molti "attori"soffiano sul fuoco per non far dimenticare all'opinione pubblica che VW "ha mentito", concorrenti inclusi.

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