29 gennaio 2016

Back from Texas

La DeLorean è una tipica auto mito, diventata tale, però, non tanto per le prestazioni quanto per la comparsa nel film "Back to the future" di Zemeckis. La DMC-12, sigla poco nota dell'unico modello mai prodotto in piccola serie (interrotta dall'arresto per droga di De Lorean nel 1982, accusa dalla quale venne poi scagionato), era comunque un'auto innovativa e interessante, con la scocca in acciaio inox il cui progetto era stato rivisto da Colin Chapman ma un motore PRV (Peugeot, Renault, Volvo) un po' deprimente quanto a prestazioni. Roba da collezionisti? Non solo, alla luce della notizia che lo stesso De Lorean produrrà una serie di circa 300 DMC-12 con i pezzi acquistati sul mercato dei ricambi negli States in un piccolo sito produttivo allocato in Texas. Freni ed elettronica saranno oggetto di un upgrading che li rende adatti alla circolazione odierna, mentre per ciò che attiene alla parte meccanica è possibile l'installazione di un nuovo motore (probabilmente ancora V6) decisamente più potente, tra 300 e 400 cavalli. Tutto il deal può avvenire grazie a una modifica recente nella legge Usa sulle piccole produzioni, che consente di evitare la lunghissima serie di test necessari alla omologazione di un veicolo progettato ai giorni nostri. Quindi, fanatici della DeLorean restate sul pezzo: 300 auto vanno via in un attimo.

This is the end...

La Defender, la Land Rover, come una volta si chiamava solo l'auto e non il marchio, ha terminato la sua lunghissima stagione produttiva. Una carriera decisamente internazionale e durata 68 anni, che ha visto la vettura sugli scenari più disparati e costruirsi mano a mano una reputazione basata non proprio sulla solidità a tutta prova ma piuttosto su versatilità, disponibilità di ricambi e accessori e grande diffusione. Tutti la conoscono, nella sua proteiforme evoluzione che ha mantenuto la grande riconoscibilità, e moltissimi sono saliti a bordo un volta o l'altra, nelle occasioni più disparate. Insieme al Maggiolino e alla 2 CV un'icona del dopoguerra, ma con il merito aggiuntivo di aver sdoganato le fuoristrada anche per l'uso quotidiano e in un certo senso aver indicato la strada a tutte le crossover che attualmente saturano il mercato. La sostituta, di cui si parla da tempo, non arriverà prima del 2018 e sarà impostata a grandi economicità d'uso e di produzione.

Upgrading per la Huayra

Prestazioni e potenza delle diverse ipercar continuano a crescere, risvolto di marketing techno per piccoli (ma assai ricchi) costruttori impegnati a spartirsi una nicchia di mercato che (complice la crisi del petrolio) diventa sempre più piccola. Così anche i dati tecnici e prestazionali di una Pagani Huayra nell'ottica odierna sono diventati "normali" e per mantenere il punto occorre un upgrading. Che arriverà a Ginevra con la Huayra BC, che dovrebbe superare di parecchio i 730 CV e 1.000 Nm della versione normale. Modifiche anche alla curatissima aerodinamica della vettura, con spoiler, diffusori e profilature adattate alle maggiori performance. Si tratterà comunque di una stradale e non di un'auto da pista come la Zonda R. Per inciso, ritengo difficile la sigla abbia riferimenti alla comune datazione storica oppure alle strisce di Johnny Hart.

28 gennaio 2016

Nasce elettrica la nuova Mehari

Sono certo che più o meno tutti possano pensare a un'auto che hanno sempre voluto ma mai posseduto; parlo di vetture "potabili" e non di dream car, intendiamoci. Beh per me il concetto è espresso pienamente dalla Citroën Mehari, la buggy all'europea. Quando facevo l'università ne avrei voluta una per farci le vacanze e viverla come un giocattolo da grandi, ma dommage, per molteplici ragioni non ce l'ho fatta. Logico dunque che la notizia di Citroën che ripresenta una Mehari a Rétromobile (che si svolge a Parigi dal prossimo 3 febbraio), la EMehari, elettrica, come suggerisce il nome, abbia per me grande interesse. La struttura dev'essere più complessa per ottemperare ai vari test di sicurezza (offset, pedoni etc.) ma lo spirito è ancora lo stesso: interni a prova d'acqua, carrozzeria in materiale plastico, 4 posti e aria aperta a volontà. Il motore e gli accumulatori vengono dalla Bolloré e attendo maggiori notizie sulle caratteristiche; comunque sarà in vendita a primavera. Bisognerà vedere se la scelta della propulsione elettrica consentirà all'auto la versatilità dell'antenata (chissà se si può fare una corsa sulla spiaggia) che era il suo atout principale, ma questa potrebbe essere la volta buona. Per me intendo.

DB11 in passerella a Ginevra

Ancora Ginevra. Ora tocca alla Aston Martin, che porterà su quel palcoscenico la DB11, della quale sono comparse le prime foto sul sito olandese autojunk.nl. Saltata dunque la DB10, che vista l'esigua produzione ha guidato in pratica solo James Bond, la nuova vettura mostra di riprenderne le linee eleganti e slanciate, che coprono una nuova piattaforma sviluppata per ospitare tanto un V12 biturbo da 5.2 litri quanto il  V8 di 4 litri, sempre biturbo, di provenienza AMG. A breve notizie più precise.

27 gennaio 2016

Borwgward raddoppia a Ginevra

All'ultimo salone di Francoforte, denso di novità, c'era anche la rinata Borgward, marchio che gli anni '50 produceva la Isabella e ora, sotto l'egida di un capitale cinese, rientra sul mercato (tra poco, dicono) con la BX 7, Suv dalla linea un po' Porsche (dietro e di fianco) e un po' Buick (davanti, e questo non va bene perché Buick e Lincoln sono decisamente bolse e deprimenti come modello stilistico). Bene, per Ginevra sembra che il brand abbia intenzione di raddoppiare con un'altra Suv, oppure con una versione plug-in della BX 7. Non state nella pelle? Vi capisco, ma pensate che i vertici del marchio hanno pianificato una produzione dalle 500.000 unità in su, la maggior parte delle quali vendute in Cina. Paese che però ultimamente vede un po' in flessione il segmento delle luxury di provincia, quello elettivo della BX7. Speranze che prima o poi il marchio torni a progettare auto creative come la Goliath sports coupé del '51, con un due tempi a iniezione diretta di 845 cm3 da 36 CV, poche.

Debuttano le 718 con il 4 cilindri

E dopo le anticipazioni, eccole dal vero. Sono le 718 Boxster e 718 Boxster S di Porsche, le prime 4 cilindri del nuovo millennio prodotte dalla Casa di Zuffenhausen. Riuscirà l'aumento di potenza di 35 cavalli a superare "lo scorno" di un 4 cilindri contrapposti, pur turbo, su una Porsche dell'ultima generazione? Tutto da vedere, ma sulla carta dati tecnici e potenza hanno fatto un netto salto in avanti. 300 CV e 380 Nm tra 1.950 e 4.500 giri per la "normale" con il motore di 2 litri, 350 CV e 420 Nm tra 1.900 e 4.500 giri per il 2.5 della S; sono valori notevoli in assoluto che consentono alle doppietta di stare ampiamente sotto i 5 secondi sullo 0-100: rispettivamente 4,7 e 4,2 secondi con il pacchetto Sport Chrono con V max di 275 e 285 km/h. Disponibile il trasferimento della più recente tecnologia Porsche sui nuovi modelli: dalle sospensioni attive al cambio a doppia frizione PDK, dall'infotainment ai fari bixeno. Sulla S, inoltre, il turbocompressore è del tipo a geometria variabile, soluzione comune sui motori Diesel ma finora riservata "in Casa" solo alla 911 Turbo e che richiede materiali costosi data l'alta temperatura di lavoro della turbina; la progressività della spinta migliora così notevolmente, avvicinando l'erogazione del 4 a quella più rotonda di un 6. Sul mercato dalla fine di aprile a 56.213 e 69.176 euro. Ah, se vi interessa, grazie al 4 i consumi sono scesi.

Torna la GT dellla Opel



Dopo il teaser di due settimane fa, ecco la macchina. Parlo della Opel GT che debutta a Ginevra. Look decisamente aggressivo per le abitudini del marchio, ma con un andamento morbido delle linee che riconduce all'antenata con lo stesso nome; in definitiva un ottimo connubio di design tra il revival e il futuro, con un tocco di Corvette che non guasta. Le porte incernierate sul passaruota e il tetto senza soluzione di continuità con il parabrezza sono una altro must che potrebbe entrare in produzione, mentre la grande attenzione all'aerodinamica è sottolineata dall'assenza di appendici esterne sulla carrozzeria: niente maniglie, né retrovisori e neanche tergicristalli, sostituiti da touch pad (apertura porte) e telecamere con monitor ai lati del cruscotto (retro), mentre non è chiaro cosa si adotti al posto dei tergi (getto d'aria?). Il motore anteriore è arretrato per concentrare i pesi: si tratta di un piccolo tre cilindri turbo da un litro di cilindrata derivato dall'aspirato già in uso sulla gamma che eroga 145 CV e 205 Nm. Agisce tramite un cambio sequenziale azionato da palette al volante e un differenziale autobloccante sulle ruote posteriori e grazie al peso attorno alla tonnellata garantisce uno 0-100 in meno di 8 secondi e una V max di 215 km/h. Una sportiva "a portata di mano", quindi, con costi di gestione abbordabili, prestazioni che definirei "adatte" ai limiti in vigore e un prezzo che se ben posizionato potrebbe fare la differenza tra il successo e la nicchia. A completare la dotazione i gruppi ottici a led; gli anteriori con il sistema a matrice che elimina la differenza tra abbaglianti e non. Certo attualmente il marchio non dispone di una piattaforma adatta alla produzione in serie di una vettura a trazione posteriore, ma il lancio di auto come la 124 spider e la MX-5 potrebbe spingere il management a intraprendere questa strada.

25 gennaio 2016

Stand by per Apple car?

"Nessuno è indispensabile", classico tormentone degli uffici del personale per tenere duro di fronte a richieste o esigenze dei dipendenti. Beh, forse alla Apple la pensano in modo conforme, visto che Steve Zadesky, veterano dell'azienda (16 anni di permanenza) e sinora executive per progetti del calibro di iPod e iPhone ma soprattutto capo della recente divisione automotive del marchio della mela, lascia Cupertino. Le motivazioni sono oscure e riferite a ragioni personali, ma di fatto la divisione che si occupa del progetto Titan rimane senza testa e ogni congettura al riguardo, dal cambio di orientamento del board a dissapori sulle recenti acquisizioni di personaggi (piuttosto veteran a dire il vero) legati al mondo dell'auto, è valida. Sta di fatto che pure Zadesky veniva dall'automotive, dalla Ford per la precisione e che la sua dipartita potrebbe rappresentare una battuta d'arresto per la Apple car, il cui debutto potrebbe allontanarsi nel tempo.

Kia affronta il segmento GT

Altra auto da salone, ma questa volta un po' più in là, dato che ne è prevista la presentazione all'esposizione di Parigi, in settembre. Si tratta dell'esordio di Kia nel mondo delle GT cattive ma non di alta gamma con questa GT, dalla linea generata tramite il merge della concept Stinger (di un anno fa) e della GT Coupé. Dovrebbe debuttare sotto il nome Rio, Rio GT per la precisione, e raggiungere il mercato per il 2017. Poche le indiscrezioni tecniche, ma pare che sotto il cofano trovi posto una edizione vitaminizzata del 4 cilindri di 1,8 litri che qui dovrebbe erogare almeno 180 CV, mentre la piattaforma sulla quale alloggia la scocca è completamente nuova e realizzata con il concetto della flessibilità per le nuove generazioni Kia di dimensioni analoghe. Rinnovo previsto anche per la gamma motori del modello, che alla base avrà ancora il tre cilindri di un litro.

Se la R non vi basta

La ridda di novità a Ginevra si fa sempre più fitta: stavolta è il turno di Jaguar, che presenterà alla kermesse elvetica una F-Type ancora più prestazionale della R. La nuova auto avrà la sigla F-Type SVR; le prime foto sono comparse in rete e la vettura sarà dotata dell'ormai classico V8 di 5 litri con potenza elevata a 575 CV e coppia massima di 700 Nm, grazie al tuning del compressore volumetrico a vite. Altra novità la trazione integrale, che per adattare la vettura alle prestazioni più elevate sarà offerta assieme ai freni carboceramici di serie, allo scarico in titanio e alle sospensioni riviste. Per la cronaca le performance dichiarate sono di uno 0-100 in 3,7 secondi e di una V max di 322 km/h. Dal vivo al salone.

20 gennaio 2016

La guida? Roba da vecchi

Dalle nostre parti si parla da tempo della disaffezione alla guida da parte dei giovani, sostituita da smartphones e tecnologia in genere. Beh il fenomeno è sensibile e molto esteso anche negli Usa, dove una ricerca dell'Università del Michigan mostra un netto calo dei giovani patentati. Nel 1983 la percentuale di persone con il permesso di guida tra 20 e 24 anni era del 91,8%, valore sceso all'82% nel 2008, al 79,7% nel 2011 e al 76,7 nel 2014. Il fenomeno mostra una spiccata relazione alle fasce d'età, dato che nello stesso periodo di osservazione, ossia dal 1983 al 2008, la percentuale di guidatori tra 45 e 69 anni è invece salita per scendere poi leggermente a cavallo dalla crisi sino a oggi. Andamento analogo per il gruppo tra 60 e 64 anni, che dall'iniziale 83,8% è salito fino al 95,9% del 2008 per scendere poi al 92,1% nel 2014. Se aggiungiamo che i patentati dai 70 anni in su sono ancora il 79% nel 2014, quasi tre punti più dei giovani, vediamo che la guida pare sia diventata un retaggio d'antan. Difficile dire se si tratti davvero soltanto di uno spostamento di interessi oppure se la crisi abbia avuto (e abbia tuttora) un ruolo determinante; il calo del numero di patenti mostra però inequivocabilmente come abbiamo a che fare con un effettivo e radicale cambiamento nelle abitudini di vita.

Anche la Spyker a Ginevra

Per la serie a volte ritornano, a Ginevra riecco la Spyker. La Casa olandese, che aveva in mente nel 2010 di comprare la Saab ma di fatto è incorsa in traversie finanziarie ed è appena uscita dalla ristrutturazione, è attualmente in partnership con la statunitense Volta Volare per la realizzazione di aerei a propulsione elettrica. Ciò dà indubbiamente dà un senso al marchio con l'elica, ma il pedigree automobilistico ha il suo peso e così al prossimo salone di Ginevra vedremo una concept che, basandosi sulle recente know how dell'azienda potrebbe essere a propulsione elettrica oppure, basandosi invece sui progetti resi noti finora, una versione definitiva della concept B6 Venator, dotata di un V6 trasversale centrale da 380 CV. A rigore in listino compare però ancora la C8 Aileron, dotata di un V8 4.2 Audi da 400 CV: di fatto, quindi, la Casa non ha mai cessato l'attività.

18 gennaio 2016

Marcia indietro alla Mercedes

L'anno scorso Mercedes, seguendo il mood di BMW con le M Sport, aveva lanciato un sub-brand di AMG, definito AMG Sport, delegato alla realizzazione di modelli cattivi ma un po' meno delle titolari di diritto del marchio, allo scopo di allargare il bacino di clientela. Tutto annullato e deciso cambio di sentiero per il marchio tedesco, che riqualificherà gli attuali modelli AMG Sport (tipo la C450 AMG Sport) facendoli diventare AMG (e basta) a tutti gli effetti. Una decisione motivata dalla presa di coscienza che un abbassamento delle doti sportive delle auto della divisione tosta di Mercedes faceva più danni di quanti clienti accattivasse, che peraltro ha il suo riscontro concreto nella negazione ad altri preparatori della licenza a realizzare vetture sotto l'ufficialità del marchio. A titolo di esempio, all'ultimo salone di Francoforte ho visto Brabus trasformato da preparatore di motori ad allestitore di modelli special: il suo stand era infatti zeppo di vetture Mercedes (e smart) superlusso ma con motori di serie.

Torna il mito di Apollo


C'era una volta la Gumpert, piccola azienda tedesca che costruiva le Apollo, supersportive realizzate dall'omonimo Roland Gumpert, ex capo della Audi Motorsport. Ciò spiega l'adozione dei V8 di 4.2 litri di matrice Audi, che opportunamente rielaborati e dotati di due turbocompressori, erogavano nella versione S 800 CV con uno 0-100 da 2.5 secondi. Auto eccezionali, dunque, capaci di competere con le più titolate ipercar del mercato, ma altrettanto sfortunate dal punto di vista commerciale, tanto che nel 2012, dopo appena un centinaio di vetture vendute, il marchio ha dichiarato fallimento. Beh, Gumpert non si è perso d'animo e al prossimo salone di Ginevra vedremo una nuova vettura sotto il marchio Apollo, che da nome del modello diventa brand. Il teaser è tutto quello che si sa al momento, poiché non sono stati rivelati dati tecnici, così come non si sa se nella attuale proprietà della rinata azienda, che ha sede ad Altenburg, ci siano i cinesi di Consolidated Ideal TeamVenture che nel 2012 hanno rilevato gli asset produttivi. Quel che è certo però è che la nuova auto avrà certamente i numeri giusti, perché Gumpert sa il fatto suo.

16 gennaio 2016

Una nuova GT da Opel

Videoteaser Opel per la nuova GT, presentanda a Ginevra. L'ultima auto del gruppo con questa sigla fu giubilata dalla bancarotta GM, questa speriamo abbia migliori chances. La concept che sarà esposta dovrebbe avere parecchio in comune con la recentissima Buick Avista vista (ehehe) al Naias di Detroit, ma in questo caso invece della trazione posteriore adottata dal brand Usa l'impiego della piattaforma D2XX destinata alle compact implicherebbe la trazione anteriore. Sul motore buio, non è detto quindi venga adottato lo stesso V6 di tre litri da 400 CV della sorella a stelle e strisce. La settimana prossima ci promettono altre news.

15 gennaio 2016

Subaru Outback, l'auto totale




La specializzazione è assieme giubilo e croce del nostro tempo. Grazie a essa abbiamo creato team capaci di dare grandi risposte ai bisogni contingenti, ma forse ora ci siamo spinti un po' troppo in là, seguendo i dettami del marketing. Tradotto in campo automobilistico, il concetto porta a vetture estremamente settoriali: per lo sport, il divertimento, la città, il trasporto. Peccato che difficilmente ci si possa permettere un parco auto così vasto. Tornando (senza presunzione, per carità) a un concetto più leonardesco dell'ingegneria, però, si può ancora cercare l'auto totale, quella che va bene per fare ogni cosa e che le cose le fa tutte bene. Beh, la Subaru Outback è esattamente questo, una vettura completa, capace di darti molto in molteplici ambiti. E' grande, capace, versatile, ha l'immancabile trazione integrale, va dappertutto, anche in off road. Se ne hai una non senti il bisogno di qualcos'altro, certo sempre che non tu non ci voglia andare in pista e allora una STI sarebbe meglio.

La linea non è da urlo ma, specie con quel frontale rivisto, dà l'impressione di solidità e in definitiva è piacevole. La Outback è un'auto grande (lunga 4,815 m e larga 1,84) ma soprattutto più alta delle normali station, 1,605 m, (grazie anche alle ruote da 18 pollici) ma non come una Suv e dal posto di guida hai comunque un'ottima visuale, appena leggermente al di sopra degli altri, quel tanto che basta. Protezioni inferiori, altezza da terra di 200 mm, minigonne e spoiler contribuiscono a quel design un po' off road che trovo attraente; insomma un'auto tosta che ha il suo perché.

Dentro si sta comodi, tanto spazio e accesso facile grazie alle grandi portiere dal notevole angolo di apertura. Il portellone si apre elettricamente e dispone di un comando per limitarne la corsa se il box ha il soffitto troppo basso; il vano è grande (la capacità massima di carico dell'auto è di 1.848 litri) e regolare e dispone di ulteriori scomparti accessibili sollevando la protezione del pianale. Data la trazione integrale ha però una dimensione limitata in altezza fino al tendalino, limite superabile adottando una griglia oppure sfruttando la notevole larghezza per stivare al meglio il carico. Il divano è reclinabile nelle abituali proporzioni 60/40 (operazione facile grazie alle pratiche leve aggiuntive nel vano); manca però uno sportello di passaggio verso il bagagliaio, utile per esempio per trasportare sci. Globalmente non ci sono molti fronzoli, come d'abitudine nelle Subaru si bada al sodo, ma la qualità generale dei rivestimenti è buona così come la pelle dei sedili e l'illuminazione in blu notturna che rende l'abitacolo friendly. Il posto guida è ben realizzato ed ergonomicamente corretto, con il volante multifunzione sportivo di bella fattura e il sedile a regolazione elettrica. Tutti i comandi sono a portata di mano e la visibilità è ottima in ogni direzione; gli specchietti retrovisori riscaldabili si ripiegano elettricamente ma solo a contatto inserito e non automaticamente. Sulla plancia si trova lo schermo touch da 7 pollici del sistema di infotainment Starlink, che comprende anche il navigatore e i collegamenti bluetooth oltre a una telecamera posteriore ad ampio angolo assai utile nelle manovre viste le dimensioni.

La versione in prova è la Diesel, che monta l'ormai classico boxer da 1998 cm3 con potenza di 150 CV, erogati al regime assai basso di 3.600 giri, e coppia massima di 350 Nm da 1.600 a 2.800 giri. Il passaggio all'Euro 6 ha mantenuto inalterata una potenza non particolarmente elevata ma ben sfruttabile grazie alla coppia lineare e all'ottimo cambio a variazione continua Lineartronic, che consente la guida completamente automatica oppure quella con cambiate manuali tramite le levette al volante. In questo caso sono previste 7 posizioni del variatore che corrispondono ad altrettanti rapporti disponibili nella guida. Occorrerebbe però (per la guida sportiva) prevedere la possibilità di cambiare anche anche tramite il movimento della leva sulla consolle, perché visto il ridotto range utile del motore, in curva l'azionamento delle levette è spesso impossibile. Riprese e accelerazioni sono rapide anche se non fulminanti (l'auto sfiora comunque i 1.600 kg a vuoto) e il propulsore si rivela ancora del tutto adatto alla vettura consentendo pure una guida brillante. Lo sterzo è abbastanza duro e preciso per la bisogna; i freni potenti e ben dosabili. Molta della sicurezza che si prova alla guida della Outback è dovuta al consueto ottimo sistema di trazione integrale e alla ottimale ripartizione dei pesi, che rendono la vettura rapida negli inserimenti e piatta nelle percorrenze, doti ancora più apprezzabili su una quasi Suv che a vedersi si ipotizzerebbe avere un baricentro alto. Una delle prove della qualità della 4WD jap sta nella facilità con cui si può spingere l'auto, cosa non comune tra le integrali.
Sempre parlando di sicurezza, l'adozione del sistema EyeSight offre al guidatore un utile supporto tramite una coppia di telecamere situate nella parte superiore del parabrezza che monitorano lo spazio davanti all'auto. Ciò abilita tanto il cruise control adattivo (che cioè accelera o frena  autonomamente in base alla velocità programmata e in relazione alle condizioni del traffico) quanto il controllo di corsia e l'utile (nelle code) Lead Vehicle Start Alert, che avvisa quando il veicolo davanti si muove. Il sistema prevede poi un anticollisione che avverte degli ostacoli e agisce su motore, freni e sterzo se il guidatore non fa nulla per evitare l'urto; insomma alla guida della Outback si è piuttosto cocooned, per dirla alla maniera Usa. Sempre parlando di dinamica di guida, alle già citate eccellenti doti dinamiche "naturali" dell'auto si aggiungono il controllo di stabilità e il torque vectoring, che consentono una guida veloce e agile ma intrinsecamente tranquilla anche in condizioni meteo difficili. Alla Outback ti abitui subito e soffri un po' quando ne scendi, proprio per questo connubio di ottime doti tecniche e di piacere di guida che non ti aspetteresti d'acchito da un macchinone di questo tipo, che spingendo il tasto X-Mode ti permette anche di affrontare il fuoristrada con un piglio da vera 4x4, portandoti dove vuoi fuori dall'asfalto, salitone e discese da brivido comprese. Miglioramenti? Beh, certo sono sempre possibili. Per esempio dare alla vettura un Diesel un po' più potente, magari da 200 CV, la renderebbe un vero incrociatore, un'auto da superiorità stradale con pochissime avversarie. Ma la Outback va bene anche così; in fondo è proprio questa la filosofia Subaru, che non tende mai a strafare.

14 gennaio 2016

Altre nuvole all'orizzonte

Come dicevo a settembre, una volta "saltato il tappo" c'è la concreta possibilità di una fatale espansione. Parlo dello scandalo VW sulle emissioni truccate e del suo ipotetico allargamento ad altri costruttori. La settimana scorsa agenti francesi della divisione antifrode hanno compiuto una serie di sequestri di pc di dirigenti in diversi siti produttivi del marchio; l'ipotesi è quella dell'esistenza di un software del tipo di quello utilizzato dalla Volkswagen per mascherare le emissioni di alcuni tipi di motore Diesel. La notizia viene dal sindacato interno Cgt e colpisce oltre che per l'importanza intrinseca anche perché riguarda un brand a partecipazione pubblica, tanto più nel frangente del ripensamento francese sulle "doti" dei motori a gasolio. Oltre che una indagine, quindi un segnale concreto che il governo fa sul serio. La borsa ha reagito assai male e il titolo Renault è sceso fino al 20%, per arrestarsi poi a -17%, un calo preoccupante per le finanze del gruppo. Ma un po' tutti i titoli del comparto auto oggi hanno fatto registrare ribassi, pure quello di FCA che potrebbe trovarsi in difficoltà per le rivelazioni di due concessionari sul territorio Usa che sostengono l'azienda trucchi i dati di vendita per creare condizioni borsistiche più, diciamo, favorevoli. Anche se con connotazioni differenti, sarebbe in sostanza un altro caso di "tradimento" della fiducia dei consumatori (o investitori) yankee e sappiamo come questo tipo di atteggiamento sia avversato in America.

A Detroit il gap si allarga

Ci sono novità al salone Usa, poche a dire il vero interessanti per l'Europa, però. a riprova della diversa velocità delle due economie. In ogni caso tre continenti si confrontano anche con modelli innovativi che inseguono diverse filosofie. Per il Vecchio Continente Audi sta di qua e di là delle barricate con una rinnovata A4 Allroad (quindi veicolo tradizionale seppur avventuroso) e la Suv h-tron quattro a idrogeno dotata di due motori elettrici per 315 cavalli complessivi e di un innovativo tipo di fuel cell capace di funzionare tra i -28 e i 95°C in accoppiata a un buffer al litio da 1,8 kWh posto sotto il pianale posteriore. 600 i km di autonomia con un pieno che si fa in soli 4 minuti: dove farlo però è da vedersi. Entro il 2020, comunque, secondo Audi. Il gruppo insiste sull'elettrico anche con la VW Tiguan GTE Active Concept ibrida con motore a benzina da 150 CV e due elettrici da 40 e 85 kW. Mercedes porta la nuova Classe E, con il nuovo look delle C e S, BMW la X4 M40i, Porsche le 911 Turbo e Turbo S. Passando ai jap  (stessi colori, linee sovrapponibili), Lexus fa debuttare il cambio a 10 rapporti sulla LC500 con il V8 di 5 litri, Infiniti la Q60 coupé con un V6 di 3 litri da 400 CV. Ma anche gli americani non scherzano: la Buick Avista vuol fare concorrenza alla M4 (ma non c'era già la Cadillac in Casa GM?) con il suo V6 biturbo 3 litri da 400 CV e una linea oggettivamente molto accattivante, mentre la più pragmatica Ford rilancia una versione alleggerita del suo tre cilindri turbo di un litro da un canto e porta l'ennesima GT (stavolta bianca) a un salone; speriamo di vedere la prossima su strada. Interessante notare le diverse strade intraprese dai marchi luxury Usa: mentre Cadillac segue il filone delle grandi potenze, Lincoln rilancia il nome Continental con un'altra auto semplicemente deprimente, che in più somiglia parecchio a una Dodge Charger, auto decisamente più cheap rispetto alle ambizioni di quello che è stato per lungo tempo il brand dell'establishment americano. 


12 gennaio 2016

L'auto a metà del guado

Si è aperto il primo salone dell'anno, nella (un tempo) gelida Detroit e una nutrita serie di novità si presenta sul mercato. Nella conferenza stampa dell'ad di un marchio un tempo italiano (con il quale genericamente non concordo data la sua visione esclusivamente finanziaria dell'automobile) sono state fatte varie affermazioni opinabili riguardo il futuro delle quattro ruote, un paio delle quali però indubbiamente sensate: 1°- l'introduzione di motori e componenti elettriche per la trazione snatura profondamente il concetto di auto come viene inteso oggi e toglie significato alle industrie del settore, che non possono seguire le varie Google o Tesla con la stessa flessibilità, oltre ad aver bisogno di volumi produttivi più consistenti per fare utili; 2°- tutta l'elettronica di ultima generazione installata a bordo deve avere un riscontro concreto nella guida, altrimenti è solo "fuffa". Sono del tutto d'accordo: Da tempo tutti parlano della necessità di un cambiamento nel mondo dell'auto ma pochi si rendono conto che costruire macchine è oltre che un business una filosofia, un'idea che è stata alla base di un rinnovamento epocale del pianeta nel corso del 900. Cambiarla significa snaturarla e toglierle significato. La mobilità del nuovo millennio è ancora una sorta di blob, che si dibatte tra divieti, inquinamento, crisi lavorative e soluzioni di massa incapaci di rispondere ai bisogni dei singoli o foriere di ritorni al passato dal punto di vista della facilità di accesso. Un'auto a guida automatica zeppa di connessioni è intrinsecamente un controsenso: con tutto 'sto infotainment forse non c'è proprio bisogno di muoversi ma basta collegarsi da casa e lo spostamento diventa sostanzialmente un accessorio costoso. Infine, c'è un fatto che mi preme di evidenziare: l'auto elettrica, l'auto connessa, l'auto self driving, sono tutte cose da ricchi, certamente fuori portata dall'utenza delle utilitarie. Non ci sarà (per lungo tempo), quantomeno alla luce dell'economia di questo primo scorcio di 2016, una evoluzione massiva di tali produzioni perché non c'è il mercato e le prospettive sono pari quelle della rinuncia all'uso del carbone da parte della Cina e della Germania. Ma non sarà che, ancora, la gente ha in definitiva solo bisogno di muoversi?

8 gennaio 2016

Audi ritenta con la A2

Audi ritenta il segmento delle citycar con quella che potrebbe essere la nuova edizione della A2 (nella foto la concept del 2011), la poco fortunata piccola tutta in alluminio di fine anni '90. La vettura è prevista per il lancio nel 2019 e avrà 4 posti con motorizzazione a benzina oppure elettrica (chissà come mai non Diesel), ma ne vedremo la concept già al salone di Parigi in settembre. Dimensioni attorno ai 3 metri e mezzo e collocazione al di sotto della attuale A1 (quindi il nome sarà sicuramente da rivedere) grazie all'impiego della stessa piattaforma della Up!, la NSF. Anche il posizionamento di listino dovrebbe essere al di sotto della A1 per la versione a benzina, equipaggiata con una nuova versione del 3 cilindri di un litro a bassissime emissioni, un tentativo di vettura giovane che dovrà però confrontarsi con la disponibilità economica effettiva dell'utenza al momento del lancio. La variante elettrica avrà invece un prezzo decisamente più elevato ma usufruirà delle ultime tecnologie nel campo degli accumulatori al litio, con autonomia prolungata e motore di maggior potenza rispetto alla e-Up!.

Trash da milionari


Avete lì un milioncino da buttare? Beh, un po' meno a dire il vero, 895.000 dollari per la precisione. Beh, se li avete potete comprarvi la Youabian Puma, orribile e costosissima coupé cabriolet prodotta in esemplare unico per il salone di Los Angeles del 2013 e attualmente sul mercato dopo il prevedibile fallimento dei piani produttivi in piccola serie. Monta il V8 da 7 litri di Corvette e Camaro e va da 0 a 60 mph (96 km/h) in 5,9 secondi, valore non eccezionale ma rivalutare una volta considerato il peso di oltre 3 tonnellate. La Puma degli anni '60, la buggy era decisamemente più attractive e moolto meno costosa. Ma forse il gusto dell'orrido può far proseliti e, seguendo le orme (psicanalitiche) di vetture come la Fiat Duna e la Ford Scorpio un miliardario eccentrico interessato lo troveranno. D'altronde, traslandoci in campo cinematografico, Sharknado impazza su web e TV, quindi...


7 gennaio 2016

VW al Ces accelera sull'elettrico



Per la serie "l'auto al centro", il Ces (il salone annuale dell'elettronica di consumo in Nevada) sta ospitando anno dopo anno sempre più novità in campo automotive, segno sì di un avvicinamento costante delle macchine al mondo della consumer electronics ma anche del tentativo un po' stiracchiato di allargamento dei bacini di utenza che rispecchia la crisi dell'"oggetto automobile" così come lo intendiamo oggi. E chi meglio di una Casa oggetto di una crisi di fiducia può rilanciare su quel palcoscenico? Quindi ecco a voi BUDD-e, prototipo di minivan VW a emissioni zero realizzato sul pianale modulare MEB, concepito espressamente per i prossimi e-vehicles della Casa di Wolfsburg. Trazione integrale garantita da un motore da 100 kW anteriore e uno da 125 posteriore, con accumulatori al litio da ben 92,4 kWh che garantiscono autonomia fino a 533 km. Dentro tutto un nuovo mondo, fatto di interfacce intelligenti e sistemi di infotainment, oltre a un sistema di azionamento dei comandi gestuale sul tipo del Gesture Control, sul quale avevo già espresso i miei dubbi con l'esordio di BMW. Insomma, VW accelera con la sua new age e, pur se questa potente spinta proviene dal flop dell'affaire Diesel, non si può far finta di niente di fronte a un impegno così importante e supportato da uno dei know how automobilistici più avanzati al mondo. Un solo dubbio: quante ore ci vogliono per ricaricare una batteria da più di 92 kWh?

Audacia o fortuna?

Mentre da noi c'è la siccità, in California piove e si susseguono gli allagamenti. Come a San Diego, vicino al confine con il Messico dove un impaziente riccone alla guida di una Lamborghini Murciélago si prende un bel rischio attraversando l'incrocio divenuto una fiumana per l'esondazione del fiume. Gli va bene che il motore, ma soprattutto l'aspirazione e le prese d'aria, siano dietro, perché durante il tragitto l'acqua arriva al parabrezza. Comunque sembra ce l'abbia fatta. Però io un controllino dal meccanico lo farei, tanto per andare sul sicuro.

La nuova elettrica Chevy


Dopo la Volt la Bolt. Non so se ci sia o meno il riferimento al cartoon del "supercane" (chi ha bimbi in età scolare sa), ma il debutto ufficiale al Ces di Las Vegas (dopo la concept al Naias 2014) della nuova auto elettrica di Chevrolet implica una svolta nella futura politica costruttiva del marchio. Con questa auto GM intende infatti entrare nella produzione di massa delle elettriche e lo fa con gli atout di un'autonomia allargata a 360 km e di un prezzo sotto i 30.000 dollari. Nessun dato per ora riguardo il gruppo motore, né sulla presenza o meno di un range extender, il generatore "di sicurezza" introdotto proprio dalla precedente Volt, ma molte info sulle dotazioni in campo di infotainment, gestibili attraverso lo schermo da 10,2 pollici e di sicurezza, con telecamere in grado di dare un visione bird eye dell'esterno e una di parcheggio con un campo di ben 80°. Logico, visto l'ambito del salone dell'elettronica di consumo, che queste doti siano prevalenti, ma viste nell'insieme danno anche l'idea di un nuovo corso nella progettazione del marchio, decisamente più europeo quanto a dimensioni e sfruttabilità con una strizzatina d'occhio alla possibile implementazione con i sistemi di guida automatica. Per evitare i problemi "comuni" di guida, inoltre, la Bolt adotta pneus Michelin autosigillanti, che eliminano i rischi derivanti dalle forature ordinarie. L'auto dovrebbe arrivare anche in Europa, vedremo a che prezzo.