12 gennaio 2016

L'auto a metà del guado

Si è aperto il primo salone dell'anno, nella (un tempo) gelida Detroit e una nutrita serie di novità si presenta sul mercato. Nella conferenza stampa dell'ad di un marchio un tempo italiano (con il quale genericamente non concordo data la sua visione esclusivamente finanziaria dell'automobile) sono state fatte varie affermazioni opinabili riguardo il futuro delle quattro ruote, un paio delle quali però indubbiamente sensate: 1°- l'introduzione di motori e componenti elettriche per la trazione snatura profondamente il concetto di auto come viene inteso oggi e toglie significato alle industrie del settore, che non possono seguire le varie Google o Tesla con la stessa flessibilità, oltre ad aver bisogno di volumi produttivi più consistenti per fare utili; 2°- tutta l'elettronica di ultima generazione installata a bordo deve avere un riscontro concreto nella guida, altrimenti è solo "fuffa". Sono del tutto d'accordo: Da tempo tutti parlano della necessità di un cambiamento nel mondo dell'auto ma pochi si rendono conto che costruire macchine è oltre che un business una filosofia, un'idea che è stata alla base di un rinnovamento epocale del pianeta nel corso del 900. Cambiarla significa snaturarla e toglierle significato. La mobilità del nuovo millennio è ancora una sorta di blob, che si dibatte tra divieti, inquinamento, crisi lavorative e soluzioni di massa incapaci di rispondere ai bisogni dei singoli o foriere di ritorni al passato dal punto di vista della facilità di accesso. Un'auto a guida automatica zeppa di connessioni è intrinsecamente un controsenso: con tutto 'sto infotainment forse non c'è proprio bisogno di muoversi ma basta collegarsi da casa e lo spostamento diventa sostanzialmente un accessorio costoso. Infine, c'è un fatto che mi preme di evidenziare: l'auto elettrica, l'auto connessa, l'auto self driving, sono tutte cose da ricchi, certamente fuori portata dall'utenza delle utilitarie. Non ci sarà (per lungo tempo), quantomeno alla luce dell'economia di questo primo scorcio di 2016, una evoluzione massiva di tali produzioni perché non c'è il mercato e le prospettive sono pari quelle della rinuncia all'uso del carbone da parte della Cina e della Germania. Ma non sarà che, ancora, la gente ha in definitiva solo bisogno di muoversi?

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