24 giugno 2016

Brexit


Non parlo mai di politica. Ma l'esito del referendum britannico impone un commento, ovviamente legato al mondo dell'auto. Da molti decenni l'industria nazionale di Albione è praticamente inesistente: l'economia del Regno Unito è attualmente strutturata su finanza (forse la più importante piazza mondiale) e transplant, aziende straniere che si basano in UK grazie a una legislazione che per molti versi fa il paio con i cosiddetti paradisi fiscali (sulla quale l'Europa ha sinora colpevolmente chiuso non uno ma due occhi). Non fosse così non si spiegherebbe come BMW riesca a vendere le MINI a un prezzo (grosso modo) di mercato con una sterlina che fino a a ieri valeva tra il 30 e il 45% più dell'euro. L'uscita dalla UE, che avverrà nei prossimi due anni, sarà quindi per gli inglesi un tracollo industriale, perché posso ipotizzare come gran parte di queste strutture si trasferirà in un sito interno alla Comunità. Ricordo che quando la Norvegia scelse di star fuori dall'Europa la Findus, fino ad allora là basata, si trasferì in Svezia. E uso il termine inglesi di proposito, poiché è assai probabile la perdita per lo United Kingdom di Scozia e Irlanda del Nord, che alla comunità vogliono restare uniti. Insomma un vero terremoto, i cui effetti si protrarranno per i prossimi anni rendendoci se possibile ancora più ansiosi verso il futuro. Ma un'isola è un'isola e io, che a fine anni '60 ho vissuto là, conosco bene la spocchia wasp sottostante l'educazione esteriore degli abitanti meno giovani. Ergo della Brexit se ne faranno una ragione e il senso di isolamento che inizialmente lo spaventa unirà poi quel popolo così determinato nel trovare il nuovo assetto. Ma per le auto sarà diverso. Perché GM dovrebbe tenere quell'inutile doppione (di Opel) della Vauxhall per un piccolo mercato nazionale? E Honda e Nissan? Certo la guida è dalla stessa parte in Giappone, ma per questo basta esportare, non costruire. Qundi ritengo che nel prossimo futuro sarà probabile una bella ridistribuzione di asset in giro per l'Europa, a meno che non si sfasci tutto e ci si ritrovi con confini e valute come nel secolo scorso. Ma in questo caso meglio andare a vivere fisicamente fuori, dall'Europa.

Nessun commento:

Posta un commento