21 dicembre 2016

Gli yankee riconsegnano le VW a pezzi


Il concetto di libertà è alla base della società americana e viene usato un po' da tutti, a volte in modo retorico e tardo-perbenista, a volte secondo concetti più concreti. Così, se da un lato trovarsi dalla parte sbagliata in una manifestazione per i diritti può far assaggiare la durezza delle regole di un sistema libero ma altrettanto oppressivo, dall'altra lo stesso principio può permettere a chi ne coglie perfettamente le regole di fare il furbo in maniera del tutto legale e di cavarsela con un sorriso in situazioni che nel Vecchio Continente gli varrebbero forse problemi legali. Di cosa sto parlando? Dell'epilogo del Dieselgate di VW, che è giunto alle sue  battute finali con la riconsegna di molte delle auto incriminate alle concessionarie per avere il risarcimento. Stiamo parlando di un numero di vetture considerevole, 475.000 auto che dalle risultanze recenti vengono per la maggior parte portate in concessionaria prive di molti pezzi. L'accordo con VW parla infatti di vetture marcianti e non tratta della componentistica. Così la fiorente attività del fai-da-te yankee si è messa all'opera e ha cannibalizzato le auto da riconsegnare, segnando un'impennata della disponibilità di (costosi) ricambi del marchio sul mercato dell'usato e rifilando alle concessionarie auto che difficilmente potranno essere ricondizionate ma che con ogni probabilità saranno rottamate e smontate completamente. Un danno ulteriore nei fatti, ma che accade nella piena legalità. Perché di là dell'Atlantico gli accordi si rispettano alla lettera. Proprio come da noi, no?

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