21 dicembre 2016

Uber e gli iscritti fuori di testa


Uber, la società basata in California ma in forte espansione ovunque, è sempre in trincea dalle nostre parti. Nel 2016 abbiamo registrato infatti scioperi dei tassisti e il blocco da parte del tribunale di Milano dell'applicazione Uber Pop, quella che permetteva praticamente a chiunque di registrarsi e lavorare nel trasporto pubblico. Ma anche sul territorio della madrepatria cominciano a insorgere problemi: è il caso del Michigan, dove secondo il Detroit Free Press l'iscritto al servizio Jacob Allen Allemon ha accettato una corsa da una coppia che doveva recarsi a un party. Allemon dev'essere un tipo molto suscettibile, perché il tocco al finestrino della sua Civic da parte dei clienti per chiedergli se la sua Civic fosse l'auto che aspettavano lo ha messo di malumore. Così dopo un breve tratto di strada è entrato in un parcheggio e ha chiesto alla coppia di scendere. Ma alla loro richiesta di restare in auto sino all'arrivo dell'altra vettura per proseguire la corsa il proprietario della Civic ha sbroccato e picchiato a sangue il cliente (solo il maschio per relativa fortuna) con un corpo contundente, tanto da richiederne il ricovero in ospedale per le ferite. Allen è stato arrestato e incriminato, ma ora Uber è chiamata a rispondere dell'affidabilità (e aggiungerei della sanità mentale) dei suoi "autisti". La società prevede infatti un background check sugli iscritti, che evidentemente non è allo stato sufficiente. Si attendono gli sviluppi del caso, che potrebbe portare Uber a trovare sistemi di controllo più affidabili ma anche a rispondere dei danni causati.

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