17 marzo 2017

GM ridisegna il suo impero


La recente vendita di Opel e Vauxhall a PSA potrebbe essere solo l'inizio di un ridimensionamento globale di GM, un vero e proprio downsizing destinato a riportare al profitto quello che per lungo tempo è stato il primo produttore al mondo, ma che ormai da oltre un decennio è in crisi. GM ha infatti attività in molti altri Paesi oltre all'Europa: Indonesia,  Oceania, Russia, Tailandia e proprio in queste aree si concentreranno i risparmi di scala, dal taglio delle piattaforme impiegate per realizzare i diversi modelli a disimpegni effettivi nelle joint venture. Una decina di giorni fa, a una conferenza per gli investitori, per la company è stata prospettato un disimpegno finalizzato ad aumentare i profitti con minori investimenti. Il taglio delle spese è previsto anche in Nord America, Australia e Nuova Zelanda, mercati sui quali però sono previsti trend in crescita per Suv e pickup, roba vecchia quindi, che non richiede alta tecnologia e si può produrre anche senza upgrading degli impianti. La cura marchionne insomma: prodotti datati con make up attraenti (ma low level) e il gioco è fatto. Altri segmenti di sviluppo, quelli delle auto self driving e della mobilità 3.0, della cui road map però ancora non si sa nulla di preciso. A dire il vero questi mi sembrano discorsi come quelli degli inizi dell'era internet, quando a fronte degli investimenti a pioggia pochissimi ebbero una effettiva redemption. Il futuro di GM va dunque incontro a un cambio radicale di gestione, con ogni sede nazionale responsabilizzata sui capitali da investire nei propri impianti e una collocazione stabile al quarto posto tra i grandi produttori mondiali.

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