30 aprile 2017

Tesla propone il futuro anteriore




Ho detto più volte che Elon Musk e i suoi progetti rientrano ampiamente nel novero del visionario; in senso buono ovviamente. Però stavolta temo le sue ambizioni abbiano preso una piega davvero estrema e non so quanto realizzabile in concreto, specie in un Paese dove il presidente è un certo The Donald che tende più che altro a restaurazione e truck a carbone.
Durante una conferenza tenutasi a Vancouver, ha infatti annunciato la nascita della The Boring Tunnel, società che ha il compito di sviluppare quella rete di tunnel che dovrebbe dare respiro al traffico delle più congestionate città Usa di cui ho parlato qualche mese fa. Un progetto ciclopico ed estremamente costoso, lo ammette lo stesso tycoon, che si basa sull'impianto di stazioni di elevatori collegati a tunnel sotterranei in diverse direzioni e la messa a disposizione di diverse slitte elettriche computerizzate che a occhio costerebbero un centinaio di migliaia di dollari l'una; date un'occhiata al video. Bello, bellissimo, ma è un po' come il muro di Trump (etica a parte): chi paga?

Assai più concreto invece il secondo progetto annunciato, il cui debutto è da attendersi a settembre: il primo trattore per semirimorchio elettrico di Tesla, cui dovrebbero seguire un pickup e una non meglio definita soluzione di mobilità alternativa. Il teaser del trattore è per ora tutto, ma il progetto rientra nel piano di sviluppo globale della compagnia che Musk vuole (in)seguire insieme a Space X e Hyperloop. Che dire, Elon sogna un mondo come quello che mi immaginavo io da piccolo, ma che oggi sconta un presente di immigrazione selvaggia, minaccia di guerre, crisi economica, instabilità. Ha ragione lui? Lo spero tanto.

28 aprile 2017

E' BMW il 6 cilindri Diesel più potente al mondo



C'era una volta la BMW M550d xDrive, dotata del più potente e complesso 3 litri turbodiesel del mercato: tre turbo che agivano in sequenza per raggiungere 381 CV e 740 Nm. L'ho provata, eccezionale, non selvaggia come una M a benzina o una AMG, ma dotata di un motore davvero sorprendente anche se assai complesso. Ma questo è il passato. Già, perché l'azienda di Monaco rilancia con la nuova M550d, che ha ora addirittura 4 turbocompressori e raggiunge una potenza massima di 400 CV a 4.400 giri con coppia massima di 760 Nm tra 2.000 e 3.000 giri. Un manifesto tecnologico più che un'auto, dunque, per sfoggiare il più potente motore Diesel di 3 litri al mondo, che raggiunge la potenza specifica di 133.64 CV/litro. La nuova vettura raggiunge il mercato in versione berlina o station, entrambe autolimitate a 250 km/h e con uno 0-100 rispettivamente di 4,4 e 4,6 secondi ma percorrenze di 16,9 e 16,1 km/litro, con buona pace dei cicli. Cambio Steptronic Sport a 8 marce e trazione integrale sono di serie, quest'ultima tarata per fornire al retrotreno la maggiore dose di coppia. Le sospensioni M sport abbassano il telaio di 10 mm e le ruote sono di serie da 19 pollici (optional da 20) con pneumatici 245/40 davanti e 275/30 dietro; i freni fatti in casa ma con pinze blu metallizzato.
Ma il meglio del progetto è il funzionamento del sistema quadriturbo: due a bassa pressione e due ad alta. Come nel motore precedente, il sistema ad alta pressione impiega due turbo a geometria variabile integrati in un solo complesso. I turbo a bassa pressione sono però ora di piccole dimensioni e con la loro bassa inerzia sostituiscono l'unico grande turbo della precedente versione, più lento a rispondere alla richieste di aumento di portata. Nelle normali condizioni di funzionamento i due turbo low  pressure e uno dei due high pressure sono in funzione, mentre il secondo viene bypassato ed entra in gioco solo dopo i 2.500 giri. Un altro bypass taglia però fuori i turbo a bassa pressione se accelerate bruscamente dal minimo, per favorire il build up della pressione e ridurre il lag. Vi è già venuto il mal di testa? Beh, allora vi risparmio il sistema di ricircolo a bassa e alta pressione e l'iniezione sequenziale a 2.500 bar, per non parlare della trappola NOx e del riduttore a urea. Il tutto per la modica somma di 91.450 euro la berlina e 94.000 tondi la station. Tanto? Vero, ma cosa non si fa per un simbolo (potendo).

Easy deactivation con Delphi-Tula



Di deattivazione dei cilindri si parla già da tempo ed è una tecnologia impiegata soprattutto sui pluricilindrici per ridurre consumi ed emissioni. Recentemente però anche motori a 4 o 3 cilindri hanno acquisito lo stesso know how e il nuovo sistema brevettato da Delphi in collaborazione con Tula entra deciso nel settore con un plus, perché consente un controllo puntuale della combustione in ciascun cilindro, decidendo instante per istante se consentire il firing o meno a seconda dell'andamento della coppia erogata e di quella richiesta. Il dispositivo, che è previsto per il funzionamento con i soli motori a benzina, è anche in grado di ridurre rumore e vibrazioni grazie alle accensioni selettive, mentre il risparmio in termini di consumo può raggiungere il 20% rispetto a un motore con azionamento delle valvole tradizionale. Altro vantaggio, la forte riduzione delle vibrazioni torsionali sull'albero e la capacità di funzionamento fino al regime di 3.500 giri. Il sistema Delphi-Tula si basa su un azionamento elettromagnetico che viene interposto tra l'asse a camme e un bilancere a dito specifico ed è strutturato per consentirne la facile implementazione in qualunque ciclo produttivo, rendendo così di fatto la deattivazione accessibile anche a prodotti con livello di prezzo medio-basso. Sarà interessante vedere se il sistema avrà successo e ho la personale curiosità di vederlo in funzione, pèrché sono curioso di sentire che rumore fa un motore con i cilindri che funzionano random.

Un giretto sulla E 63



A dire il vero a guardarlo, questo video olandese, sembra un niente di che, data la facilità con cui la E 63 S 4MATIC+ sgrana le marce. E in effetti guidandola si rimane sorpresi dalla facilità con cui si ottengono le eccezionali prestazioni di cui è capace. Questa è sbloccata sulla Vmax, quindi in teoria dovrebbe raggiungere i 290. Alla AMG mi hanno detto che il tacho è un po' ottimista, ma secondo il dato confermato dal digitale sembra che faccia un po' di più, un bel 302 al limite. Comunque ribadisco che lo sparo o la V max sono solo gadget rispetto alla eccezionale agilità dell'auto, che dà il massimo proprio dove non te lo aspetteresti, sulle curve.

27 aprile 2017

Audi-Ducati: fine dell'idillio?


Che siano gli insuccessi di Lorenzo? Oppure una inevitabile coda del Dieselgate? Fatto sta che secondo la Reuters Audi avrebbe dato mandato alla banca d'investimento Evercore la valutazione di una cessione del marchio Ducati, acquisito appena 5 anni fa per una cifra di poco inferiore ai 900 milioni di euro. Un fulmine a ciel sereno, anche perchè tra gli interessati all'acquisizione ci sarebbe proprio quel gruppo Daimler che nel 2012 abbandonò ogni rapporto con Ducati (ve la ricordate la Diavel AMG Special?) proprio perché scottato dal takeover Audi, che gli soffiò sotto il naso la Casa motociclistica. Al di là delle speculazioni sul reparto corse, il marchio mostra notevoli risultati commerciali nella produzione di serie e la cessione non sarebbe dunque motivata da ragioni di tipo economico. Quanto meno non legate perciò al business delle due ruote vero e proprio, mentre solo chi redige i bilanci sa effettivamente cosa e quanto occorra per recuperare il quantum necessario al pagamento della megamulta inflitta dal governo Usa e ai costi di riacquisto delle vetture vetture agli Yankee. Stay tuned per le evoluzioni.

Nismo si allarga


Se dico Nismo vi vengono in mente le GT-R e le 370 Z truccate, no? Questa è la storia. Già, perché la divisione tosta delle auto jap ha deciso di allargare il bacino d'utenza e di scendere anche a prodotti meno esclusivi e di maniera con le sue elaborazioni, un po' lo stessa strada già percorsa da M e AMG.
Così l'ultimogenita di Nismo è una Sentra, una di quelle auto brutte che di più non si può ma che vendono sul mercato americano: basta dire che in Giappone di chiama Tsuru, che tradotto fra gru. Elaborazione più che altro estetica, come dicevo, dato che il motore da 190 CV è quello turbo millesei della versione SR e gli abbellimenti riguardano i cerchi da 18 pollici, le appendici aerodinamiche lo spoiler posteriore e gli interni dedicati in pelle  e scamosciato. Di maniera anche perché la versione cattiva precedente, la SE-R era dotata di un  motore di 2,5 litri da 203 cavalli; downsizing e downpowering, dunque. C'è da aspettarsi qualche novità in questo senso anche su modelli europei? Difficile per il momento, prima l'economia deve mostrare segni di ripresa come in Usa.

26 aprile 2017

Nissan-Mitsu: sviluppi paralleli


Lo scorso ottobre Nissan ha acquisito la quota di controllo di Mitsubishi per una cifra attorno ai 2,3 milioni di dollari. Carlos Ghosn, ora divenuto amministratore delegato di entrambe le aziende, non vuole però puntare a una effettiva fusione dei due marchi, ritenendo di maggior successo uno sviluppo parallelo che mantenga le peculiarità dei rispettivi progetti e dia loro maggiori chances di successo. Le dichiarazioni fanno seguito ai rumors di una fusione completa, che il tycoon ha voluto così smentire in una dichiarazione alla Reuters. Quello che invece appare realistico è lo sfruttamento dell'ampia rete di vendita Mitsubishi in Indonesia, con la possibilità per il gruppo Renault-Nissan di diffondere parallelamente i propri prodotti specialmente in ambito pickup e autocarri leggeri, mentre negli Usa l'intenzione è di aumentare la presenza sul territorio grazie alla rete Nissan. In ogni caso l'azione di irrobustimento della Mitsubishi prosegue e a fine anno i conti dovrebbero tornare in pareggio.

La EMotion di Fisker è pronta al debutto


Periodicamente si riparla di Fisker, il marchio americano nato dalla creatività dell'omonimo personaggio che di nome fa Henrik, un tempo progettista di brand quali Aston Martin e Artega. Dopo un periodo assai complesso pare la società abbia concentrato le energie sulla EMotion, auto elettrica integrale il cui nome, trattino a parte, incidentalmente coincide con quello della nuova MG ma, pur essendo entrambe le vetture elettriche, non ha con essa nulla a che spartire. Un nuovo assai completo teaser è di supporto all'annuncio del debutto ufficiale il prossimo 17 agosto, in coincidenza con gli eventi annuali di Monterey che catalizzano l'attenzione di ricchi esteti sulla costa californiana. Le prime indiscrezioni parlavano di grafene (o graphene all'inglese) tanto nelle batterie quanto nella scocca; ora si sa che il leggerissimo materiale sarebbe ancora protagonista delle ricerche svolte all'Università della California sugli accumulatori ma sarebbe anche uscito dal progetto della scocca, che comunque è realizzata con materiali leggeri e secondo Fisker pesa il 20% in meno di auto di pari stazza. Unici dati forniti sono l'autonomia di circa 650 km (ma non si sa ancora con quali batterie) e la velocità massima di 261 km/h. La struttura con le ruote agli estremi della scocca e l'abitacolo con porte ad apertura ad ali di farfalla dona lo spazio di un modello di dimensioni maggiori, mentre l'infotainment sarebbe allo stato dell'arte, così come la predisposizione alla guida automatica. Produzione dal 2018, prezzo sopra i 100.000 $. Mah, mi sembra che il successo di Tesla attiri come il miele le mosche, ma non è detto che ci sia tutto 'sto spazio per altri attori nel segmento.

24 aprile 2017

La MG 3.0 nasce in Cina




Ve la ricordate la MG? L'ultima volta ne ho parlato 4 anni fa e da allora la Nanjing Automobile Group, che nel frattempo è stata incorporata dalla SAIC di Shanghai, dev'essersi evoluta se è stata capace di portare al salone cinese attualmente in corso questa E-Motion, che si annuncia in produzione l'anno prossimo e mostra una linea moderna e attraente, anche se con qualcosa di già visto in Corea e Germania... La concept (ancora per poco, però) è basata sulla piattaforma modulare per veicoli elettrici sviluppata dalla SAIC, che sarà adottata anche dalla Roewe, versione made in Cina della Rover, e la sua prima versione sarà ibrida, mentre dal 2020 ne sarebbe messa in produzione una completamente elettrica. L'auto mostrata al salone è proprio in quest'ultima veste, ma del modello non sono stati diffusi dati tecnici, tranne quello relativo all'autonomia, attorno ai 500 km, e allo 0-100, genericamente coperto in meno di 4 secondi.



AMG in cerca di assoluti



Se AMG sviluppa un nuovo motore, poi intende certo usarlo al meglio. Così il nuovo V8 biturbo da 612 CV e 850 Nm della E 63 S 4 MATIC+  comincia a diffondersi. Per ora sulle S e precisamente sulla S63, appena presentata al salone di Shanghai. Il "vecchio" V8, sempre biturbo, di 5,5 litri sta quindi uscendo di scena, mentre il V12 montato sulla S 65, quella da 630 CV e 1.000 Nm resiste, ma solo per i mercati decadenti come quello cinese, dove un monumento conta più della effettiva cattiveria: mentre infatti la S 63 va a da 0 a 100 in 3,5 secondi (c'è pure il launch control, roba da non crederci!), la S 65, nonostante i dati tecnici virtualmente superiori ferma il cronometro su 4,3 secondi, principalmente a causa del "vecchio" cambio a 7 marce, mentre la sorella minore adotta quello nuovo a 9, entrambi con frizione a dischi multipli in luogo del convertitore.

La corsa alla potenza prosegue anche con la Project One, la ipercar da quasi 2 milioni e mezzo che debutterà in settembre al salone di Francoforte e sarà prodotta in soli 275 esemplari. Le indiscrezioni raccontavano di diverse opzioni per il propulsore, ma alla fine ha vinto la logica di dare all'auto proprio il motore di F1, il V6 turbo di 1,6 litri. In questo caso la potenza è calata però dagli oltre 900 CV iniziali agli attuali 760 per ciò che attiene il gruppo termico, mentre la potenza complessiva dovrebbe raggiungere i 1.034 CV grazie al supporto dei motori elettrici sparsi per la vettura. Il layout ne prevede infatti due all'asse anteriore, uno sull'ingresso del cambio e uno connesso al turbo per il recupero energetico e l'annullamento del ritardo di risposta. La Project One dovrebbe pesare attorno ai 1.300 kg comprese le batterie al litio, capaci di donarle un'autonomia puramente elettrica di una cinquantina di chilometri. 

21 aprile 2017

Solo 60 le Exige Cup 380




Si chiama Exige Cup 380 la nuova Lotus destinata tanto alla strada quanto alla pista. Limitata a 60 esemplari e dotata del V6 a compressore 3.5 di origine Toyota da 380 CV a 6.700 giri e 410 Nm a 5.000, la vettura è stata oggetto di un alleggerimento spinto che ha portato il peso complessivo a soli 1.057 kg, con una rivisitazione aerodinamica che ha fatto sì che la deportanza ora raggiunga i 200 kg alla velocità massima di 282 km/h; lo 0-100 è coperto in in 3,6 secondi. L'alleggerimento è stato ottenuto sostituendo con parti in fibra di carbonio, titanio (lo scarico) o leghe ultraleggere (cerchi) le già esili strutture della Exige Sport, che come le altre Lotus si basa su una struttura realizzata quasi completamente in alluminio. Pensata quindi per un utilizzo duale ma decisamente pistaiolo nell'impostazione, la 380 ha gli pneumatici posteriori cresciuti a 285/30 ZR 18 e gli anteriori a 215/45 ZR 17, i freni AP Racing e un controllo di trazione assai sofisticato che prevede 5 diverse percentuali di slittamento delle ruote posteriori motrici, variabili dall'1 al 12% mediante un commutatore sulla consolle, dotato anche della possibilità di escludere del tutto l'assistenza elettronica. La Exige 380 Cup è in vendita a109.000 euro iva compresa.

Audi e-tron Sportback: tutta luce e comunicazione



Al salone di Shanghai che si è appena aperto Audi ha presentato la e-tron Sportback concept, seconda elettrica di futura serie della propria produzione avanti. La vettura mostra una linea da Suv coupé a quattro porte ed è previsto vada in produzione nel 2019, a fronte della prima e-tron di serie del gruppo già sul mercato dall'anno prossimo. La struttura del pianale è quella che sarà standardizzata e prevede il pacco batterie collocato nel pianale (anche di qui la preferenza stilistica per le Suv, dotate di pianale più alto e quindi atto allo scopo), insieme al sistema di raffreddamento a liquido necessario per attuare le ricariche ad alta intensità che nei piani VW saranno l'elemento chiave per rendere possibile l'utilizzo pratico delle auto elettriche. Anche il sistema di propulsione basato su due motori, uno anteriore e uno posteriore in modo da attuare anche la trazione integrale, dovrebbe diventare uno standard: potenza complessiva di 320 kW (435 CV) e autonomia di 500 km. All'interno il festival dell'infotainment, con ampi schermi touch collocati anche nelle porte e una consolle centrale flottante. La chicca è costituita comunque dalle luci, che sono a matrice Led e dispongono del gadget di poter proiettare sull'asfalto scritte o simboli per comunicare al mondo feeeling e umore, un po' il concetto delle luci della Mercedes F 015 autonoma presentata 2 anni fa al CES. Il festival dell'egocentrismo insomma, con buona pace di psicologi e sociologi. Eh, decisamente il concetto di auto sta cambiando. Ma sinceramente non so se sia in meglio.

19 aprile 2017

Mercedes-AMG A45 4MATIC



Se dici AMG ti aspetti d'istinto un V8, una supervitaminizzata da 4 o 5 litri; al minimo 3, pensandoci bene. Da tempo però il marchio di Affalterbach ha inaugurato una serie meno corposa e altrettanto tosta, quella con i 4 cilindri duemila. All'esordio i cavalli erano 360, ma si sa che ai tedeschi piace esagerare e ora il 4 in linea ne pompa ben 381, facendo della A45 4Matic l'auto con il motore di serie più potente al mondo. Un record che trova riscontro in prestazioni eccellenti, che ho avuto modo di verificare in un test all'Hungaroring, il circuito di F1 ungherese vicino a Budapest. 

Si parte dal centro della capitale, dove il traffico è ordinato ma intenso e richiede una briglia molto tirata al turbo twinscroll. Facile, selezionando la modalità comfort, che ti sgrana le 7 marce del doppia frizione morbidamente, mentre le sospensioni ti fanno solo sentire le asperità, ma senza alcun sobbalzo; sai che ci sono ma ci voli sopra tranquillo. Notevole, perché basta passare in Sport o Sport+ e immediatamente ti senti il principe (vabbè, sarebbe la principessa...) sul pisello. Finalmente siamo fuori città e imbocchiamo l'autostrada, ma anche all'Est si sono accorti di quanto sia redditizia la velocità e occorre stare molto cauti con il gas. Anche perché la A 45 è pronta a sgroppare come un cavallo selvaggio, sensibilissima anche alle minime pressioni del gas e pronta a spararti sopra i 180 in un attimo. Quindi una breve tirata solo per prendere le misure: sì, è proprio una AMG. 

In circuito le cose cambiano e finalmente la A 45 si trova nell'ambiente giusto. Sono previsti (solo) quattro giri dietro una GT guidata da un pilota DTM e d'acchito pensiamo l'abbiano fatto per far «abbassare le orecchie» a tutti. E invece no, la GT serve perché le A 45 fanno tremendamente sul serio in circuito. Selezionata la modalità Race, con le sospensioni granitiche e il cambio che sale e scala velocissimo, seguire le traiettorie della lepre è un vero piacere, mentre il due litri arriva alla zona rossa del contagiri in un lampo con un sound da auto da corsa, dentro e soprattutto fuori (quindi attenti in città!).  La tenuta è sicura e il controllo di stabilità ha una modalità sport che consente moderati sbandamenti. Escludendolo l'assetto varia con molta rapidità, ma mediamente la vettura è bilanciata e sensibile a sterzo e gas, con i quali la metti dove vuoi. Agile e nervosa sullo stretto, sul veloce rimane in traiettoria e se ne esce lo fa con progressività, sulle quattro ruote. Perfetta anche per chi non è proprio un professionista; ma non bisogna farsi trarre in inganno perché le velocità di percorrenza sono molto elevate e se si esce si picchia duro. I freni sono potenti e dopo ore di uso intenso (eravamo in molti) non mostrano cali vistosi di efficienza; il pedale è dosabile e soltanto sotto sforzo compare qualche vibrazione. 

L'erogazione di coppia è spalmata molto bene su tutti i regimi e i 475 Nm tra 2.250 e 5.000 giri si sentono sempre, con un'erogazione lineare e possente. La curva di coppia piatta ti permette anche di sbagliare marcia mantenendo una salita di giri molto rapida; l'impressione è quella di disporre di un motore di cilindrata assai superiore e, soprattutto, non si avverte alcun ritardo di risposta. I 100 metri con partenza da fermo vengono coperti in 4,5 secondi, mentre la velocità massima di 250 km/h (che con il Driver Package opzionale sale a 270) si raggiunge in un lampo. Alla AMG hanno fatto centro un'altra volta e questa nuova A 45  sarà l'auto da battere nella sua categoria. Difetti? Forse la selezione del cambio a doppia frizione in modalità sport, che tende a tenere il motore inutilmente su di giri se lasciata agire in automatico. Ma si tratta di poca cosa in rapporto alle prestazioni eccellenti dell'auto.

9 aprile 2017

Sinergia animale


Come definireste voi l'installazione del V8 6.2 sovralimentato da 717 CV e 882 Nm della Dodge Challenger (e della Charger) Hellcat su una Jeep? Esagerata? Fuori di testa? Iperanimale? Roger, vanno tutti bene; sono adatti a configurare l'oggetto, ossia la Grand Cherokee Trackhawk. Nessuna riduzione di potenza: i ponies sono tutti lì e scalpitano sulle 4 ruote grazie a una trasmissione integrale permanente rivista con albero tutto nuovo e modifiche al ripartitore, irrobustito con ingranaggi in acciaio speciale e una doppia catena al posto di quella singola, mentre l'assale posteriore è completamente nuovo. La vettura, che sarà presentata al NY Auto Show che apre il 14 aprile prossimo, è la Jeep più potente e prestazionale di sempre, con uno 0-60 mph (96 km/h) in 3,56 secondi, il classico quarto di miglio (402,25 m) in 11,6 e una velocità massima di 180 mph, pari a 290 km/h. Paura? beh, comprensibile con un bestione da oltre 2,5 tonnellate: Ma i freni sono Brembo con dischi da 40 cm e pinze a 6 pistoncini, capaci di fermare anche un 747, tanto che la Casa dà il 60-0 in meno di 35 m. Mantenute le cinque modalità di guida della SRT, Auto, Sport, Track, Snow e Tow; riguardo quest'ultima, però, nonostante il maggior vigore la capacità di traino è la stessa della Grand Cherokee standard con il V8 5.7, pari a 3.266 kg. Niente movimentazione container, quindi. L'ultima chicca riguarda una pratica assai diffusa negli States, il valet parking, cioè il ragazzo che quando arrivi al ristorante prende le chiavi della tua auto, la porta al parcheggio e te la riporta quando te ne vai. Un lavoro svolto tipicamente da chi le auto così le sogna di notte e che potrebbe essere preda dello spirito animale che alloggia sotto il cofano, facendo danni. L'auto è munita di un valet mode azionabile solo dal proprietario che spompa il V8 al livello del V6 e toglie ogni velleità da schiodatombini. Tanto per stare sicuri.

7 aprile 2017

Nasce a Monza il custom Usa



Dalle custom british a quelle italiane. Dal gruppo monzese Cavauto nasce infatti MILITEM, una struttura capace di personalizzare ed elaborare con estrema attenzione al dettaglio ogni genere di vetture Usa, allo scopo di giungere a prodotti iconici e d'impatto come questa Jeep Wrangler, disponibile sia con il V6 da 284 CV e 347 Nm sia con il turbodiesel da 200 CV e 460 Nm. Il nuovo centro creativo italiano della customizzazione in stile US, ha il suo cuore in un dedicato team di R&D composto da ingegneri, tecnici elettronici e artigiani. Nel laboratorio di Erba vengono studiati e sviluppati progetti e personalizzazioni che vanno da modifiche sull’aerodinamica a interventi sul motore, comprendendo anche realizzazioni sportive, passando dagli interni realizzati su misura e artigianalmente a speciali verniciature e a tecniche di wrapping di ultima generazione. Nella sede del partner californiano si tengono e definiscono invece i rapporti con le case fornitrici di componentistica, anche per lo studio di parti speciali. MILITEM ha la sua prima “vetrina” nello showroom di Monza e i suoi prodotti rispondono, dal punto di vista tecnico, qualitativo e creativo a un’esigenza del mercato automotive, rispettando sempre e comunque le vigenti norme di omologazione europea. Le prossime realizzazioni dell’American Tailor Made di MILITEM saranno una rivisitazione della Chevy Nova del ’70, coupé, dotata del V8  LS7 2015 in alluminio da 7000 cc e 512 CV e di cambio manuale Tremec TR6060, una one off di un Chevrolet 454 pickup del 1990 e una serie di personalizzazioni del Dodge RAM 1500 e della Chevrolet Camaro 2017.

Più Mini della MINI









David Brown Automotive è un costruttore artigianale britannico che realizza copie di modelli mitici del passato e non si vede come potrebbe altrimenti visto il nome del proprietario (DB, Aston Martin...). Al recente salone di Ginevra la Speedback GT, omaggio alla Aston Martin DB5, ha fatto la sua bella figura con la sua linea elegante e rétro, ma si tratta di un'auto da 495.000 sterline, decisamente un prodotto di nicchia. E questa Mini Remastered non è certo un'altra storia, dato che DBA non intende darsi alla produzione di serie. Per realizzare ogni Mini, infatti, occorrono più di 1.000 ore di lavoro, necessarie a completare i raffinati interni, mentre la vettura nasce su una scocca completamente nuova, ammorbidita stilisticamente agli estremi per rendere più gradevole l'impatto visivo. Il motore eroga il 50% di potenza in più rispetto all'originale, ma non si specifica a quale originale si faccia riferimento e data l'ampia gamma di motorizzazioni presente ai tempi sulla vettura siamo nell'ambito delle ipotesi. Come solo ipotesi si possono fare sul prezzo, dato che DBA ha comunicato che farà sapere i dettagli più in là. Comunque sono previste due versioni della Mini, la Inspired by Café Racers e e la Inspired by Monte Carlo, entrambi con gi stessi raffinati interni. Beh, visto che la MINI Rocketman sembra si sia persa per strada, gli entusiasti dell'icona originale hanno una chance, ma dovranno prepararsi a un esborso considerevole.

6 aprile 2017

Nissan leader nell'elettrico


E' una strada impervia quella percorsa dalle auto elettriche, ma qualcosa inizia a muoversi. Ne è indice il successo di Nissan, attualmente leader di vendite in Italia con 845 veicoli, pari alla quota del 42% del mercato. Piccoli numeri, certo, ma indicativi di una crescita che ha riscontro nelle 478 LEAF e nei 367 e-NV200 (i commercali), che hanno raggiunto, rispettivamente, una quota del 31,8 e 72,8% del mercato relativo. Quindi l'ambito delle elettriche comincia a delinearsi e se la politica di installazione delle colonnine prosegue potrebbe rivelarsi la chiave di volta per le aree urbane, avviando inoltre il circolo virtuoso delle economie di scala che potrebbero rapidamente (come in Cina) a un sensibile abbassamento dei prezzi e quindi alla maggiore appetibilità da parte della clientela. A questo proposito, Nissan ha installato a oggi 22 colonnine di ricarica CHAdeMO (quelle a corrente continua) e intende proseguire nell'arduo compito di fornire almeno micro-ambiti in cui la circolazione elettrica sia ragionevolmente possibile. A monte di tutto, però, sta la cronica fame di introiti delle amministrazioni: la vicenda americana di 3 anni fa insegna. Una brace può essere spenta rapidamente con una secchiata di accise.

Tesla cresce, Alfa langue


Il successo dei marchi dipende dalle politiche di supporto e dalla lungimiranza di chi le guida. Questo è ciò che si deduce dalla notizia Reuters che, raggiungendo un valore di borsa di 49 miliardi di dollari, Tesla sia ormai la seconda Casa costruttrice Usa. Una valutazione di stampo finanziario, certo, ma che fa riscontro al successo di vendite del primo trimestre, dove il marchio ha piazzato 25.000 auto sul mercato. Senza dubbio poche in rapporto, per esempio, alle 150.000 Ford vendute nel solo mese di marzo. Ma il fatto è che le Tesla sono hard to sell: sono costose, difficili (data la penuria di centraline pure in America) e lunghe da ricaricare, con un valore di rivendita del tutto aleatorio. Quindi il fatto che l'azienda di Musk ne abbia collocate 25.000 dà il polso di un'azienda visionaria, che ha un piano per il futuro e che con la imminente Model 3 con ogni probabilità farà il botto anche dal punto di vista commerciale.
Stride dunque il paragone con Alfa Romeo, il più prestigioso marchio di FCA, ridotta a rincorrere obiettivi puramente teorici. Teorici come il successo di vendite della Giulia, il cui stock di invenduto nei piazzali di Cassino ha raggiunto a inizio anno le 15.000 unità a fronte di una produzione 2016 di 25.000. A poco è servito il puntare del marketing sulle flotte; gennaio sono state meno di 2.000 le Giulia vendute in tutta Europa, segno che ormai l'apprezzamento acritico di di un marchio è storia del passato, mentre il presente confronta, valuta e tira linee di convenienza e affidabilità. Questione di manico dunque? Probabilmente sì, perché rilanci e riqualificazioni richiedono si imbocchi un lungo percorso, che deve miscelare l'orgoglio del brand all'umiltà che deriva dall'essere consci di come la scarsa qualità dei prodotti passati abbia ridotto l'appetibilità di quelli attuali.

5 aprile 2017

Niente Diesel, siamo inglesi


Si parla da tempo della fine dell'era Diesel, ma la convenienza dei suoi bassi consumi, unita alle notevoli prestazioni, fa sì che la data di scadenza venga continuamente rimandata. Le cose potrebbero però cambiare bruscamente, se le amministrazioni ci si mettono di buzzo buono, si fa per dire. Come la nuova idea britannica di ridurre il numero di auto a gasolio in circolazione tramite una supertassa, che secondo la proposta del sindaco londinese Sadiq Khan sarebbe addirittura di 20 sterline al giorno, quantomeno nella capitale. Secondo il Times, il disegno di legge è all'esame del governo May e se sarà approvato ogni possessore londinese di auto Diesel sarà soggetto al pagamento di quella che è già definita come la Toxin Tax, la tassa sulle tossine. E la scure fiscale non si abbatterà solo sulle auto e soltanto a Londra: ogni veicolo a gasolio sarà punito con le 20 sterline al giorno anche nelle città di Birmingham, Derby, Leeds, Nottingham e Southampton e più in generale nelle città ad alta densità di traffico. Potrebbero cavarsela gli abitanti dei piccoli centri e i possessori di auto Euro 6, ma il condizionale è rigorosamente d'obbligo. Per quanto riguarda i tempi di attuazione, dato che non siamo in Italia, qui si parla addirittura della settimana prossima. E non è finita: Khan ha già deliberato una tassa di 12,50 £/day che sarà applicata ai veicoli inquinanti che circolino sulle tangenziali nord e sud di Londra, che si va ad aggiungere alle 10 £/day della congestion tax nella zona centrale. Altro che Brexit!

The Exorcist alla texana


Forse non ricordo perfettamente, ma mi sembra proprio che padre Karas fosse vestito di grigio o comunque di scuro. Quindi il completino kaki non mi sembra particolarmente evocativo, almeno tanto quando la croce di chiavi inglesi. Ma tant'è: questa è la Exorcist, versione ipervitaminizzata di una Camaro ZL1 a cura di Hennessey. Il tuner texano, aumentando la portata del volumetrico e la cilindrata del V8, ha infatti sparato questa versione da 1.000 cavalli della muscle car Usa, capace di stracciare letteralmente gli pneumatici con la sua mostruosa coppia di 1310 Nm. Per questo le gomme posteriori sono da dragster, in modo da permettere l'effettuazione di almeno uno degli 0-100 sotto i 3 secondi che l'auto annovera tra i dati prestazionali. Ma la forza della Exorcist dovrebbe risiedere nel quarto di miglio (402,25 m, tipica base di misurazione americana), percorsi in meno di 10 secondi, mentre la V max è di 354 km/h. Il kit base di trasformazione è disponibile montato a 55.000 $, oltre ai 63.435 $ della LT1, ma se volete fare sul serio non potrete fare a meno della trasmissione dedicata, 9.950 $ e del drag pack con albero di trasmissione modificato, gomme Nitto e cerchi da 20", altri 8.995 $; oppure del road race pack con le Michelin che costa 6.995 $. La presentano ufficialmente oggi allo Houston Auto show e ne faranno solo 100. Ce la facciamo scappare?

Nel confronto tra Polizie l'Italia vince


Police Pursuit è un videogioco (anche online) nel quale ci si diverte a fare inseguimenti, con il gusto di poter stare a seconda dei casi dalla parte della polizia o da quella dell'inseguito ma senza correre i rischi cui si va incontro nella vita reale (che negli Usa sono peraltro consistenti). Per le Case è ormai pratica (quasi) comune la traslazione dalla fantasia alla realtà delle supercar impiegate nei videogiochi; così Nissan ha realizzato dal vero la #23, ovvero la GT-R di Police Pursuit carrozzata per lo Skyline Metro Police Department, istituto di fantasia che si rifà alla polizia di New York. Nessun incremento di potenza: l'auto ha il V6 biturbo 3.8 in configurazione standard da 573 CV, ma ovviamente dispone di una serie di optional specifici destinati al ruolo di chaser che le si confà. Così al grande alettone posteriore fa da contraltare la barra con le luci blu e rosse esterne, che a sua volta si ripete nella parte alta del parabrezza con i flash allo xeno; nella parte anteriore ci sono un altoparlante per i warning, oltre al ripetitore delle luci e a una barra messaggi, senza dimenticare il bumper corazzato integrato nella struttura ex novo in fibra ci carbonio per i tamponamenti tecnici, quelli che tanto piacciono ai cops e che vediamo sulle real TV. Ma la modifica più vistosa è relativa ai cerchi di serie, sostituiti da ruote da 22 pollici in lega ma con lo stile di quelle in acciaio. Ok, bella storia. Ma vogliamo mettere il confronto con la Lambo nostrana?

4 aprile 2017

Un V8 Koenigsegg per Spyker


Ve la ricordate la Spyker? Sì, quel marchio semi-artigianale olandese che voleva comprarsi la Saab, fallito nel 2014  ma poi risorto e stabilizzato con una sede produttiva in UK (sarà mica per ragione fiscali eh?). Bene, ora le cose si sono messe meglio e la (piccola) produzione è ripresa con una versione aggiornata della C8 e un accordo di fornitura motori con la Koenigsegg. Nel prossimo futuro ci sono la B6 Venator vista a Ginevra nel 2013 e la Suv D12 Peking to Paris nata nel 2006 che doveva essere convertita alla trazione elettrica con l'aiuto dell'industria aeronautica americana Volta Volarè. La D12 è stata declassata a D8 Peking to Paris, in omaggio al V8 svedese da 5 litri che ha sostituito il W12 tedesco, lo stesso motore che equipaggia la C8 Preliator Spyder e che sulla Suv viene sostenuto da un sistema ibrido alloggiato nella scocca in alluminio, quella commissionata alla Lotus prima della bancarotta. Il debutto dovrebbe avvenire al salone di Ginevra del prossimo anno, ma visti i trascorsi c'è ancora tempo per qualche cambiamento. Sempre che la "maledizione della Saab" non attacchi.

Il mito Porsche online



La passione che sta alle spalle del marchio Porsche è nota assai, ma da oggi c'è di più dello storico Christophorus per avvitarsi nelle spire della propria mania: è nato infatti 9:11, un video magazine online che presenta le clip che celebrano i punti salienti Porsche del passato, ma sempre con un occhio al futuro; un viaggio multimediale, dalla tradizione all'innovazione, dalla 356 alle Porsche di domani. Il primo episodio si chiama Courage e ha come protagonista iniziale Walter Rohrl con la sua carriera automobilistica di prestigio; il secondo è però già in canna, si chiama Pure e tratta tecnicamente dei motori turbo. Il sito si trova qui : http://911-magazine.porsche.com/en/. E con ogni probabilità sarà frequentato dagli appassionati quanto dai possessori di Porsche. Certo che evitare l'istintiva associazione con una data così tragica, negli Usa non sarà immediato. Ma il marchio la sa lunga...

3 aprile 2017

La Huracan in Polizia


Una nuova Lamborghini entra nel parco auto della polizia. stavolta è una Huracán. La consegna si è svolta al Viminale e la supercar è destinata al comparto di Bologna della polizia stradale, ove la Huracán sarà impiegata per attività operative e trasporto urgente di sangue e organi. Sulla vettura sono montate montati pneumatici Pirelli P Zero con il fianco in “azzurro volante”, primo esempio su strada dell’Edizione Colorata Pirelli. L’auto ha una banda tricolore che corre lungo entrambe le fiancate della vettura ed è dotata del motore V10 aspirato da 610 CV. Le Lambo sono entrate nell'autoparco della polizia sin dal 2004, mentre nel 2008 erano state due Gallardo a fare il loro ingresso. L'anno dopo, però una delle due è stata distrutta in un incidente e attualmente le vetture in servizio sono tre, cui si aggiunge la nuova Huracan. Personalmente ritengo che il trasporto organi sia più sicuro e veloce in elicottero, ma forse è questione di opinioni. In ogni caso prevedo lotte tra gli equipaggi per l'assegnazione.

Opel Insignia 2.0 Turbo DI 4x4






La Opel Insignia è una world car tipicamente americana. Sì, perché il marchio è (dovrei dire era, vista la recente acquisizione da parte di PSA) tedesco ma politica gestionale e scelte tecniche vengono dagli Usa, da GM per la precisione. Quindi la Insignia (in America Malibu, con minime differenze) deve piacere un po’ a tutti. La sua linea, però, stavolta si è staccata dalla abituale uniformità sinergica per assumere un tono da coupé che la slancia e rende più elegante. Questa versione berlina a 5 porte, denominata Grand Sport, è l’ammiraglia di Opel, con una lunghezza che sfiora i 5 metri (4.897 x 2.093 x 1.455 mm le misure) e un abitacolo spazioso e ben rifinito. La profilatura richiama la concept Monza del 2015 che a sua volta riprendeva il nome dalla coupé anni ’80: una scocca allungata con ampio passo e sbalzi ridotti, la griglia anteriore rinnovata e più di design, una profilatura aerodinamica accurata che ha fatto scendere a 0,26 il Cx e un risparmio di peso di 175 kg rispetto al precedente modello grazie all’impiego di acciai alto resistenziali.  Il sistema di illuminazione è ora full LED, con i gruppi IntelliLux a matrice di 32 elementi che che “ritagliano“ il fascio luminoso attorno agli altri soggetti della strada e un faro di profondità con una portata di 400 m.

Dentro un abitacolo ben rifinito con una plancia a sviluppo orizzontale molto gradevole e funzionale, l’ampio schermo centrale touch orientato verso il guidatore e un completo cruscotto realizzato con l’accoppiamento di strumenti analogici esterni (contagiri, a sinistra, temperatura refrigerante e livello carburante a destra) associati a uno schermo interno che incorpora indicatori virtuali di tachimetro e temperatura olio, e permette diverse visualizzazioni selezionabili con i tasti sul volante. La struttura dei comandi è stata ripensata in ottica più razionale e ora sono raggruppati per sistema; ottima dunque l’ergonomia e comodi e ben realizzati i sedili (riscaldabili, ventilabili e con funzione massaggio) che offrono un appoggio efficace e trattengono senza comprimere grazie all’ampia possibilità di regolazione. Ampio anche il divano posteriore, reclinabile asimmetricamente e con i sedili esterni riscaldabili; il vano bagagli è di forma regolare e ha una capacità da 490 a 1.450 litri.

La gamma motori prevede un 1.5 e un 2.0 litri turbo a benzina a iniezione diretta, con potenze da 140 a 260 CV, oltre a un millesei e un due litri turbodiesel da 110 a 170 cavalli; ho guidato la versione top, la 2.0 Turbo 4x4 con coppia massima di 400 Nm tra 3.000 e 4.000 giri, trasmissione automatica a 8 rapporti e trazione integrale permanente.

Un’auto agile,  a dispetto della mole, che assume però diverse connotazioni a seconda se si selezioni la modalità comfort o sport con i tasti sulla consolle. Nel primo caso le tarature di sterzo, sospensioni e cambio automatico sono pensate per la guida rilassata e gradevole, nel secondo tutto diventa più reattivo. Lo sterzo però non appare diretto come ci si aspetterebbe, pur adatto a condurre con buona precisione. Il cambio automatico mostra poi qualche lentezza nei passaggi e se si affonda il pedale effettua autonomamente il downshift anche nell’azionamento manuale con le palette al volante.

Per ottenere il massimo dal motore bisogna guidarlo come un Diesel: tenendo il regime tra 3.000 e 4.500 giri si ottiene infatti la maggior spinta, mentre andando oltre si aumentano solo i consumi. Ottima la tenuta di strada, solo leggermente sottosterzante, grazie al torque vectoring attuato dal differenziale posteriore a doppia frizione a lamelle, che rende notevole l’agilità anche su un misto stretto e massimizza la trazione, sempre ottimale anche su fondi sdrucciolevoli; l’auto ha comunque un comportamento sano e prevedibile anche escludendo il controllo di stabilità. I freni sono potenti e dosabili e l’assorbimento delle asperità ottimo, ma non perfetto è invece  l’isolamento acustico, con un avvertibile rumore di rotolamento. Andando forte il consumo è sensibile, come peraltro in tutte le turbo a benzina.

Si mostra molto più riuscito l’accoppiamento con il  turbodiesel di 2 litri dotato di cambio manuale, che dona morbidezza e una guida piacevole in ogni condizione grazie alla coppia ben spalmata sull’arco dei giri e alla corretta rapportatura del cambio. La manovrabilità della leva è perfetta e l’auto mantiene facilmente medie elevate senza  sforzo. Le nuove Grand Sport saranno disponibili da giugno, con prezzi che partono dai 30.250 euro della 1.6 CDTI da 110 CV per giungere ai 37.050 della 2.0 turbo 4x4.