16 maggio 2017

Pneumatici, si cambia?


Ci hanno detto da sempre che le gomme vanno tenute d’occhio. Controllarne l’usura, lo stato di conservazione e prima del limite legale di profondità del battistrada, fissato a 1,6 mm, meglio sostituirle. Finora. Sì, perché da oggi, secondo Michelin, si cambia. Sono stato a Ladoux, nel centro di ricerca del marchio dove si studiano le nuove coperture, su una superficie di 450 ettari con 21 piste di prova, a provare per una volta gomme usate invece che nuove e dove abbiamo potuto renderci conto che anche al limite legale le gomme di qualità mantengono le loro ottimali doti di tenuta, addirittura superiori a quelle di pneumatici nuovi di minor pregio. Una serie di test su asciutto e bagnato, dalla frenata all’aderenza in curva, effettuati con coperture nuove e usate di differenti marchi (tutti indistinguibili per ragioni di affidabilità del test), da quelli premium ai più economici, ha permesso infatti di verificare che non c’è motivo di cambiare le gomme prima del limite fissato. La pratica ormai diffusa di consigliare la sostituzione ben prima, raggiunti i 3 mm di profondità, è da considerare un vero e proprio spreco, che secondo una indagine svolta da Ernst&Young per conto di Michelin nell’area UE causa un costo addizionale per la società di 636 milioni di euro, mentre per gli automobilisti il conto sale a 6,9 miliardi, considerati acquisto e maggior consumo di carburante. Sì, perché le gomme nuove fanno pure consumare di più a causa della minore scorrevolezza e della maggiore energia dissipata nel ciclo di isteresi: con un battistrada tra 7 e 8 mm, infatti, la circonferenza di rotolamento è maggiore.  Un cambiamento epocale, dunque, che apparentemente porterebbe da un lato le grandi Case a perdere fatturato per il minor ricambio e dall’altro i gommisti pure, con probabile poco entusiasmo da parte loro. Ma Michelin invoca una visione strategica del mercato e una responsabilità ambientale oltre che economica in tempo di crisi, con la “piccola” aggiunta del suggerimento agli enti di omologazione di una tassa variabile da applicare ai produttori in ragione della ecosostenibilità del prodotto, che produrrebbe un aumento di prezzo delle coperture economiche equiparandole a quelle di gamma superiore e riducendo quindi la loro convenienza.  Marketing, quindi, ma anche meno costi inutili sulla sempre più cara automobile.

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