28 agosto 2017

2CV en bois






Auto in legno ne abbiamo già viste, ma questa è di una rara perfezione e più che un veicolo vero e proprio è un'opera d'arte e un omaggio. Un omaggio alla Citroen 2CV, realizzato dall'ebanista Michel Robillard sulla base di un telaio Diane 6 del 1966. Impiegando materiale proveniente da peri, meli e noci per una infinita serie di intarsi estremamente accurati, Robillard ha dato vita a una vettura vera e marciante, talmente bella da aver catalizzato l'attenzione del marchio, che ha incluso l'opera d'arte nel museo virtuale Citroen Origins al posto dell'abituale 2CV in metallo. Sei anni di lavoro per un risultato eccellente, un degno tributo a una vettura-concetto assolutamente mitica di cui, con buona pace delle norme di sicurezza e anti-inquinamento, ancora si sente la mancanza.


Debuttano le black cab ibride


Un altro tormentone è quello dei taxi londinesi, che pur sempre con lo stesso aspetto sono sottoposti a un intenso susseguirsi di eventi, dal cambio di proprietà a quello di unità motrice. E proprio in questi giorni debuttano le prime vetture ibride prodotte dalla LEVC, la nuova società a proprietà Geely (cinese) che ha rilevato la London Taxi Company. Il modello si chiama TX e non è proprio definibile economico: costa infatti 55.599 £, equivalenti a circa 60.000 €. E' però in linea con le direttive londinesi per il trasporto pubblico in vigore dal prossimo anno, che prevedono per ogni vettura pubblica un'autonomia a emissione zero di almeno 30 miglia, pari a circa 48 km: le TX possono infatti percorrere almeno 70 miglia (circa 112 km) elettricamente e sono dotate di un range extender che aumenta l'autonomia a 400 miglia, 644 km. Inoltre le vetture sono plug-in e la ricarica avviene in 20 minuti con un sistema in continua, in 2 ore con un caricatore rapido e in 10 dalla presa di casa. Pare che i tassisti della City siano piuttosto interessati e che le ordinazioni siano in crescita; vedremo se le colonnine di ricarica saranno anch'esse in aumento.

Nuovo leak sulla Honda S2000




La Honda ha mostrato negli ultimi anni una certa tendenza al tormentone, quantomeno per ciò che attiene la NSX, e ora pare intenda ripetere tutta la storia anche con la S2000, il secondo modello mito in attesa della rinascita. Quindi ecco tutti i rumors sullo stile, la tecnologia, il gruppo motore; nel frattempo l'unica (quasi) certezza sul prodotto ce la danno i disegni al computer destinati alla registrazione del brevetto sfuggiti da qualche parte e recuperati dal sito olandese Autovisie. Come ricorderete tutti, però, la S2000 era una spider, mentre dai disegni la vettura appare coupé. Ora però è sfuggito un altro disegno, relativo stavolta a un tetto apribile che sarebbe destinato all'auto e che quindi prefigurerebbe quantomeno una versione targa. La struttura è in tela e ne è previsto tanto l'azionamento elettrico quanto quello manuale, ma in posizione ripiegata non ci sarebbe un alloggiamento per la capote, che potrebbe però essere asportata completamente e riposta altrove. Bene attendiamo eventi più concreti. By the while, sembra che il posizionamento di prezzo stia variando, in rialzo ovviamente, e dai circa 50.000 € iniziali ci sia stia avvicinando ai 65.000-70.000

24 agosto 2017

Sarà elettrica la nuova Ariel




Ce le avete presenti le Ariel? Sì quelle auto (se vogliamo chiamarle così) che incarnano al 100% il concetto very British di elevato rapporto peso/potenza ottenuto con scocche leggerissime, per prestazioni tipo Bugatti a costi enormemente inferiori. Beh, nel futuro del marchio c'è qualcosa di radicalmente diverso. Avendo forse annusato che il mood in ambito supercar ultimamente tira di brutto sull'elettrico, il brand ha rilasciato le immagini della sua prossima vettura top, la P40, che sarà, appunto, elettrica. Un salto pazzesco a livello tecnico e una rivoluzione concettuale per i canoni tipici della Casa visto che la nuova vettura peserà circa 1.600 kg, molto rispetto alle piume della produzione attuale (una Atom pesa 520 kg). La P40 sarà disponibile in due versioni: a trazione integrale, con quattro motori da 300 CV, e a trazione posteriore, con due. A bordo un pacco batterie da 42 kWh nel primo caso e da 56 kWh nel secondo, per un'autonomia attorno a 300 km circa, che scendono a 15 minuti a dandoci dentro di brutto in pista. La ricarica con sistemi veloci avviene in 50 minuti circa, ma per garantire la mobilità in ogni caso a bordo ci sarà un range extender a turbina da 35 kW, un vecchio cavallo di battaglia degli inglesi. Nel caso non abbiate fatto i conti, la potenza totale installata sulla 4x4 è di 1.200 CV, che pesati sui kg fanno 1.33 kg/CV, non come la Koenigsegg One:1, ma mica male. Anche perché lo 0-100 sarebbe coperto in circa 2 secondi e mezzo, mentre lo 0-240 (150 mph, gli inglesi...) in meno di 7,8, con una V max di 257 km/h autolimitata perché, secondo i tecnici Ariel, a nessuno serve di più. Bene, su quest'ultima affermazione consentitemi il beneficio del dubbio. Stiamo parlando di supercar, quindi di superamento dei limiti usuali e spesso del buonsenso. Le regole del buon padre di famiglia vanno a farsi benedire in questo ambito e una limitazione di velocità massima puzza più di difficoltà di handling che di regole autoimposte.

Ce ne vuole ancora per la Supra


Periodicamente tornano i rumors sulla Toyota Supra; vi passo gli ultimi. Motore: sembra accertato un V6 turbo di potenza attorno a 400 cavalli e sviluppato insieme ai tecnici BMW; cambio: potrebbe esserci un manuale in esclusiva, tutto il contrario di quanto detto sinora. La nuova Z4, motore a V a parte, dovrebbe condividere in toto le soluzioni tecniche. Comunque questa notizia sul motore rivisto assieme è interessante, perché apre a cambi di architettura da parte dei tedeschi per il futuro. Tra l'altro sarebbe intrigante dal punto di vista dell'evoluzione tecnica vedere che BMW passa ai motori a V mentre Mercedes è appena tonata a quelli in linea. Tornando alla Toyota, si era parlato anche di possibili installazioni di 4 cilindri, ma sembra però ora tale ipotesi sia definitivamente tramontata. Il reveal della vettura potrebbe avvenire tra due anni al Tokyo motor Show, nel frattempo ci si deve accontentare dell'anteprima della cugina a Pebble Beach. Comunque la Supra sarà carrozzata coupé.

23 agosto 2017

The shape of sound



Sono certo che fare marketing oggi sia molto più complicato di un tempo, particolarmente in campo auto. Vivere il crepuscolo di un concetto non è facile e trovare nuovi argomenti che invoglino all'acquisto o comunque facciano parlare del brand è un'operazione sempre più ardua, dovendosi districare tra crisi ed ecologia, tra limiti e bisogno di evasione. Così alla Jaguar si sono inventati questa sonic art, ottenuta in camera anecoica con una F-Type SVR. Captato tramite microfoni e riversato su piattaforme sovrastanti una serie di altoparlanti, grazie a milioni di semini il suono degli scarichi (ma anche del rotolamento) disegna figure e percorsi che seguono le forme d'onda ai diversi regimi e alle diverse tonalità. Una sorta di remake degli esperimenti di fisica al liceo, ma in grande stile. Arte? Forse, ma senz'altro casuale, con l'ovvia ciclicità del ripetersi e della coincidenza tra forma disegnata e livello sonoro. Sarà un nuovo grande argomento per far parlare di Jaguar? Anche no.

21 agosto 2017

La nuova M5






E alla fine eccola, la nuova M5, all'inseguimento delle AMG con i suoi 600 cavalli (12 meno delle concorrenti a dire il vero). Un filo prima del previsto, ma con tutti gli attributi tecnici paventati, soprattutto con la novità della trazione integrale a ripartitore centrale a frizione multidisco, necessaria per reggere con sicurezza i 750 Nm spalmati e costanti da 1.800 a 5.600 giri. Tra le selezioni di guida c'è comunque la 2WD, se ve la sentite di gestire sul retrotreno, pur con il differenziale attivo, tutto quel ben di dio, mentre il cambio è ora una variante dello Steptronic a 8 marce; niente più doppia frizione, quindi. Le prestazioni sono ovviamente eccellenti, anche perché il peso di questa 4WD è inferiore a quello della precedente 2WD che, vi assicuro, era già una bestia da prendere con le pinze: 0-100 in 3,4 secondi, 0-200 in 11,1, V max autolimitata a 250 orari ma sbloccabile a 305 con la solita manfrina del corso e bla bla bla; insomma pagando. Nell'attesa di provarla sono certo sarà un prodotto top, ma per la cronaca mi tocca fare qualche paragone. Innanzitutto con la AMG pari classe, che è più potente e impiega un motore pure biturbo ma di minor cilindrata, ergo di maggior potenza specifica. Poi con la concorrenza casalinga della Alpina, che ha già sfornato a marzo una supercar più potente e più vigorosa. Il mitico tuning BMW farà la differenza? Vedremo.

Sei Daytona Coupé da collezione







Carrol Shelby prima che un costruttore era un pilota. E nel 1964 voleva correre a Le Mans con una Cobra Daytona Coupé modificata per accogliere un big block Ford da 427 CID, leggi 6994,27 cm3. Per questo aveva predisposto un  allungamento della scocca di una delle 6 vetture prodotte, ma purtroppo l'autocarro che portava il motore venne coinvolto in un incidente e il trapianto non ebbe luogo: Shelby corse con un 289 (4734 cm3) e la cosa finì lì. Ora però Shelby American vuole riprendere la cosa con una serie limitata di 6 vetture, dotate proprio del 7 litri V8 da 550 CV, accoppiato a un cambio manuale a 4 rapporti, e dotate del numero di serie originale delle vetture da corsa degli anni '60. La finitura è in alluminio a specchio e il fascino vintage della vettura notevole, vedi il bellissimo volante in legno. Ancora nessuna notizia riguardo il prezzo, che sarà ovviamente altino, ma pare che si sia già scatenata una lotta furibonda per accaparrarsi le sei vetture. Certo che di scena ne fanno parecchia e considerato un peso attorno ai 900 kg le prestazioni non saranno certo da nonnina.

Anche McLaren salta il fosso?


McLaren e supercar, un binomio decisamente affermato. Ma i tempi cambiano e pare che il mood attuale tenda anche per i prodotti di nicchia alla trazione elettrica, vedi Nio. Così il marchio di Woking sta sviluppando la BP23, nuova ipercar a batterie, ma con versione ibrida in canna. L'esperienza del sistema ibrido della P1 è d'aiuto, così come il fatto che l'azienda sia fornitrice di unità motrici nel campionato di Formula E e mentre lo sviluppo va avanti McLaren offrirà varianti ibride dei modelli in produzione, che dovrebbero "scendere" di 2 cilindri anche nella parte termica, adottando un V6 biturbo in luogo dell'attuale V8 ad albero piatto; ciò perché pare nelle convinzioni dei vertici sta la convinzione che i cavalli siano tali indipendentemente dal frazionamento. Mi permetto di dissentire, pur d'accordo sull'assunto teorico dei colleghi ingegneri, perché come minimo c'è una bella differenza di sound tra un V8, per di più ad albero piatto, e un bicilindrico (per andare al minimo) e non credo proprio che il frazionamento sia una variabile secondaria, specie parlando di supercar. Suono a parte, ci sono anche l'allungo, la ruvidità, l'erogazione di coppia che cambiano; ne parlavo con ingegneri AMG a proposito dell'installazione dei 4 cilindri al posto di V6 e V8 nei modelli Mercedes. E loro, da appassionati oltre che tecnici, mi davano ragione, pur corporate nel farmi notare che l'economia di gestione ha un peso predominante. Bene, tornando a McLaren, forse il concetto dev'essere filtrato anche da quelle parti perché la BP23 ibrida avrà ancora il V8 da 4 litri.

3 agosto 2017

BP apre all'elettrico


Che  le Case stiano (chi più, chi meno) spingendo sulle auto elettriche è ormai assodato. Rimane l'annosa questione della ricarica che sinora non aveva avuto grandi endorsement da parte di quelli che sono i principali protagonisti del rifornimento classico, ergo le compagnie petrolifere. Sinora. Perché oggi è giunta notizia che BP, la multinazionale d'impronta inglese dei carburanti, ha in corso colloqui con i principali costruttori di auto elettriche per il progetto di installare colonnine di ricarica rapida nelle proprie stazioni di servizio. Un cambio di prospettiva epocale, perché qui si parla finalmente di una reale infrastruttura di ricarica sul territorio, il cui unico precedente, ma su una scala che non può competere per ovvie ragioni con quella dei distributori di carburante, è stato sinora quello di Tesla con i superchargers. A dire il vero Shell, la compagnia anglo-olandese, ha già installato punti ricarica presso alcune sue stazioni in UK e Paesi Bassi, ma senza il piano organico e globale che sta invece affrontando BP, che nelle stime prevede per il 2035 oltre 100 milioni di auto elettriche in circolazione. Ad aumentare la redditività dell'operazione contribuirebbero anche le sempre più numerose ibride plug-in, che potrebbero usufruire anch'esse della ricarica rapida in tempi ancor più ridotti delle elettriche pure e limitare ulteriormente la marcia con il motore termico nelle aree urbane.

2 agosto 2017

Galeotto fu quel norvegese...



La Norvegia ama le auto elettriche, si sa. E sarà certo un caso che proprio un turista norvegese abbia colto dalla finestra del suo albergo a Barcellona la nuova Nissan Leaf,  inviando subito le foto alla TV2televison in patria. L'auto sta girando un commercial ed è priva di camuffamenti, mostrando così un corpo vettura più gradevole della precedente versione anche se indubbiamente più convenzionale. Un'auto più normale, dunque, destinata a diffondersi e sparire nel traffico insieme e alle altre. Tra le particolarità della vettura, lo sfruttamento in termini di marketing e comunicazione del forte recupero energetico in rilascio consentito dal motore elettrico: Nissan chiama così e-Pedal la possibilità (condivisa peraltro da molte altre elettriche) di guidare utilizzando un solo pedale, poiché alleggerendo la pressione si di esso si ottiene una rallentamento così efficace da rendere l'impiego dei freni veri e propri solo saltuario. Bene, ma mi auguro che nel circuito di controllo dell'acceleratore ci sia anche un accelerometro che accenda le luci di stop al superamento di quella che gli altri automobilisti percepiscono come soglia di frenata e non solo di rallentamento. Entiende?

Ecco la Vantage con i V8 AMG



Aston Martin rinnova la Vantage, che debutterà a fine anno, e ne ha rilasciato le prime foto che pare siano sponsorizzate da una nota produttrice di pneus. La vettura è quella dei test finali ed è praticamente ormai di serie; dal punto di vista stilistico si vedono le influenze alla 007 della DB10, mentre la struttura è quella, accorciata, della DB11. Sarà la prima Aston ad adottare i V8 AMG, a seguito dell'accordo di 4 anni fa, che equipaggeranno le vetture entry level con potenze attorno ai 500 CV, mentre per le versioni top è prevista l'adozione del 5.2 litri V12 della DB11. Tornando all'interessante primizia anglo-tedesca, le prestazioni non saranno certo da dio minore: è atteso infatti uno 0-100 intorno a 4 secondi con una V max superiore ai 300 orari. Trasmissione manuale a 6 rapporti oppure a doppia frizione; versione AMR molto cattiva in canna.

1 agosto 2017

Per un fine superiore


La dinamica dell'uscita dal Dieselgate per il gruppo VW è piuttosto complessa. Da un lato le riparazioni economiche ai (presunti) danni all'ambiente Usa (a inquinarlo basta the Donald), dall'altro il passaggio graduale ma non troppo all'auto elettrica come chiave di volta di una tendenza al futuro che riporti le vendite al primato mondiale (ora in  vetta c'è Renault-Nissan-Mitsu) ma su una base high tech che faccia la differenza rispetto ai concorrenti. Tutti i brand sono coinvolti nel cambiamento e devono fare la loro parte. Come Audi, che secondo fonti anonime interne deve risparmiare 12 miliardi di euro entro il 2022 per disporre dei capitali necessari alle innovazioni in campo elettrico. Ecco spiegata quindi la vendita di Ducati, così come il taglio nello sviluppo dei Diesel e quello probabile nei motori ad alte prestazioni di grande cubatura. Il piano elettrico peraltro corre: l'anno prossimo dovrebbe debuttare la Suv e-tron, seguita a breve dalla coupé e-tron Sportback vista a Shanghai come concept e da una cittadina a guida autonoma. Tutte elettriche, tutte molto techno. Per assurdo, poi, i grandi investimenti sono necessari perché il passaggio all'elettrico implica un approccio radicalmente diverso e quindi la sostituzione totale di di strutture anche logistiche, mentre i veicoli futuri saranno intrinsecamente più semplici, privi come sono di una trasmissione vera e propria e con l'elettronica che sostituisce mediante il software quasi completamente la meccanica delle auto attuali.