14 febbraio 2018

Cala il consumo con la compressione variabile



Il motore a benzina vive un nuovo periodo di successo e parziale supremazia soprattutto a danno del Diesel, poiché la trazione elettrica non rappresenta ancora una minaccia concreta. Dopo un lunghissimo periodo di sostanziale stasi progettuale, quindi, si affacciano nuove soluzioni per migliorarne il rendimento, anche se la termodinamica insegna che ci sono limiti non valicabili dal ciclo Otto. Una delle innovazioni più interessanti è quella del motore VC Turbo di Infiniti montato sulla Q50, dove VC sta per Variable Compression, compressione variabile; soluzione che a suo tempo, prima della svolta elettrica, interessò anche VW (e prima Saab). E' noto infatti che il rendimento di un motore aumenta al crescere del rapporto di compressione (per questo i Diesel sono migliori) e la soluzione del gruppo franco-giapponese ottiene i vantaggi della variabilità tra  8 e 14:1 del tasso di compressione grazie a uno speciale manovellismo (vedi immagine), la cui affidabilità nel tempo è però ancora tutta da valutare. Nella posizione con il rapporto più basso si usa il turbo per otterenere dal 2 litri maggior potenza, i 272 CV dichiarati, mentre salendo a 14:1 si aumenta il rendimento e riduce il consumo. Il risparmio dichiarato per la Q50 rispetto alla vecchia versione è attorno al 30%, valore notevole anche se il paragone è fatto tra l'attuale 4 cilindri turbo di 2 litri e un V6 aspirato di 3.7 litri da 330 CV. Negli Usa, dove sono molto attenti al consumo visto l'abituale uso come commuter dell'auto, la soluzione sta avendo un certo successo e la compressione variabile, quantomeno sui motori di alta gamma, potrebbe estendersi anche ad altri costruttori. In un Paese dove il numero di cilindri conta (beati loro!) è però un problema il fatto che il meccanismo non sia al momento disponibile per i motori a V. E bisogna vedere se lo sviluppo sia remunerativo visto l'incalzare delle elettriche.

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