12 febbraio 2018

Prestazioni e qualità, regola aurea




Il marchio Porsche è sin dagli esordi associato alla sportività dei suoi modelli, alle loro prestazioni in senso assoluto. Ma c’è un’altra caratteristica delle auto di Stoccarda che ormai è così abituale da esser data per scontata: l’affidabilità, dote che pur con i progressi della tecnologia non sempre si può connettere a un’auto quando le si chiedono performance fuori dal comune. Porsche ha fatto di questa dualità il suo claim e chi compra una delle sue auto sa di poter contare su un veicolo che sarà in grado di soddisfarlo per anni senza cali prestazionali o défaillance legate all’uso. Tutto questo si ottiene con un’attenzione molto focalizzata sulla qualità, qualità dei materiali ma soprattutto qualità costruttiva. E proprio su questo argomento la Casa ha organizzato un incontro nello stabilimento Sassone di Lipsia, che insieme a quelli di Weissach e Zuffenhausen compone la costellazione produttiva e innovativa del marchio. Qui si realizzano le Panamera, le Cayenne e le Macan, ma sono state assemblate anche le 1270 Carrera GT in serie limitata, mentre sulla linea circolano anche scocche Bentley. L’ottenimento di elevati standard qualitativi passa dunque per un approccio alla produzione aperto, che deve tener conto del cambiamento in atto tanto nelle esigenze del cliente quanto delle variazioni nelle normative in vigore. Deve inoltre fronteggiare una crescente pressione sui costi produttivi e se da un lato può sfruttare la riduzione delle spese di processo legata alla digitalizzazione connessa all’industria 4.0, dall’altro ha la prospettiva del mantenimento degli standard a fronte del profondo cambiamento introdotto con i veicoli ibridi ed elettrici, che rappresentano la sfida del prossimo futuro. 

La prima cosa che ti colpisce entrando nello stabilimento è l’onnipresenza dei robot che sovrintendono alle principali operazioni di assemblaggio. Lo stabilimento di Lipsia sembra il set di un film di fantascienza, con i rari umani che guardano a schermi di computer con ruoli di controllo. Qualità vuol dire assemblaggi precisi e perfetti, ma l’impiego sempre più diffuso di leghe leggere e materiali compositi in connubio con acciai alto resistenziali impone tecniche di giunzione sempre più sofisticate, dalla chiodatura all’incollaggio, che evitino l’instaurarsi di corrosioni galvaniche e garantiscano nel tempo la stessa affidabilità delle saldature. E proprio per avere questa garanzia ogni anno otto vetture prese a campione casuale dalla produzione vengono completamente disassemblate da un gruppo di operai specializzati per valutare con tecniche di microscopia e analisi dei materiali la resistenza e l’affidabilità di ogni giunzione, operazione che dura due mesi per ciascuna auto. Altro argomento che garantisce alta qualità è il livello di finitura dei particolari. Alla Porsche i lamierati vengono esaminati con particolari sistemi ottici per eliminare ogni imperfezione, che nel caso vengono eliminate a mano con l’ausilio di abrasivi di diversa grana. Tutto questo prima della verniciatura, perché dopo il trattamento c’è un altro esame che deve garantire una finitura superficiale perfetta e resistente agli agenti atmosferici. Ma la qualità è un concetto dinamico ed è per questo che Porsche sta testando Inno-Space, un sistema di realtà aumentata che sarà integrato nella produzione entro la fine dell’anno e che garantirà un controllo ancora più stretto degli standard. Il mondo dell’auto sta cambiando, ma pur con l’ascesa della share economy il segmento delle auto di prestigio e prestazionali cui appartiene Porsche ha ancora le chanche per un posizionamento di mercato stabile. A patto che la qualità sia sempre un must.

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