23 marzo 2018

Meno distributori, più inquinamento


Mentre nel 2017 la domanda di petrolio in Usa è stata la più alta degli ultimi anni, il numero di pompe di carburante è in costante calo. A Manhattan, New York, sembra siano rimasti solo 39 distributori e sotto la 23ma non ce n'è più nessuno e se nella Garnde Mela, visto il caos circolatorio, la rinuncia all'uso del mezzo privato è concepibile, non lo altrettanto nel resto degli States, dove comunque tra il 2002 e il 2012 il numero di stazioni di servizio è passato da 170.018 a 156.065. Emerge quindi un sostanziale contrasto tra l'aumento della domanda e la diminuzione dell'offerta, spiegabile soltanto con la speculazione immobiliare che costruisce edifici al posto di stazioni di servizio. In Europa le cose vanno allo stesso modo e non certo per l'incalzare della trazione elettrica. La crisi è iniziata sia con la suddetta speculazione sia con la diffusione dei distributori legati ai centri commerciali, che hanno attirato gli automobilisti con i prezzi scontati. Ora, se aggiungiamo al conto che l'introito legato alla vendita di carburanti in una stazione è generalmente pari al 30% del totale, ecco spiegata la scomparsa sempre più esplicita dei vecchi distributori. Di fatto tutte le opzioni legate alla meccanica un tempo presenti nelle aree sono state giubilate dalla tecnologia: è raro che un'officina generica sia in grado di compiere diagnosi su sistemi elettronici molto complessi e la vendita di accessori è ai minimi. I minimarket annessi inoltre possono forse reggere il confronto con le grandi catene in Paesi come l'Irlanda, ma in gran parte del Vecchio Continente non c'è storia. Ormai i distributori sono più che altro nelle periferie e la loro individuazione non sempre immediata. Tutto questo porta a un inevitabile aumento della circolazione parassita, quella che non serve a un reale spostamento ma solo ad alimentare il mezzo su cui si viaggia, cosa che a sua volta aumenta  ovviamente inquinamento e ingorghi. La logistica dei distributori impatta quindi direttamente sulla qualità dell'aria e le amministrazioni locali dovrebbero pensarci, quando concedono autorizzazioni edilizie con cambiamento di destinazione d'uso. L'impegno per migliorare la qualità dell'ambiente dev'essere globale e tener conto anche di questo, altrimenti è solo aria. Fritta.

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