9 marzo 2018

Surfing Tesla


Che l'economia sia tutt'altro che una scienza devo averlo già detto. Investimenti e fiducia nell'alta finanza sono questioni a volte addirittura umorali, che tuttavia possono avere impatti estremamente positivi oppure devastanti sulle strutture materiali cui fanno capo. In campo auto, l'avrete già capito, l'esempio emblematico di ciò è Tesla. Il suo andamento di borsa ha fatto segnare un record dopo l'altro e la scorsa primavera il valore ha superato i 51 miliardi di dollari, un miliardo più di GM. Un andamento che, pur alla luce delle 101.000 Model S e X vendute nel 2017 a fronte, per esempio, delle 84.000 Classe S di MB, non giustifica una tale fiducia da parte degli investitori. Anche perché per ciò che attiene il margine operativo la società perde e parecchio. Nel primo trimestre del 2017 Tesla ha speso più di 500 milioni di dollari e il trend non è cambiato, tanto che gli analisti di Wall Street prevedono che in mancanza di cambiamenti radicali nel flusso entro agosto Tesla avrà le casse vuote. I problemi vengono tutti dalla Model 3, la vettura che deve lanciare Tesla nell'orbita dei costruttori di massa con un prodotto affordable e non top price come le altre vetture in gamma. Tutto ruota attorno alla capacità produttiva dello stabilimento, che incontra un problema dopo l'altro e attualmente non riesce ad andare oltre le 1.550 auto costruite negli ultimi tre mesi del 2017 quando lo standard dovrebbe essere di 20.000 al mese, dato che però la società garantisce raggiungibile entro luglio. Il fatto è che se il tasso di spesa non cala (e non può calare finché non siano raggiunti gli obiettivi previsti) a settembre Tesla avrà bisogno di un ri-finanziamento per oltre 2 miliardi di dollari, che alla luce dell'arrivo sul mercato delle prime competitor degli altri marchi (Porsche, Audi, Jaguar) potrebbe essere assai più oneroso che in passato. Le difficoltà dello stabilimento californiano di Freemont stanno nella mancanza di know how dell'azienda riguardo la costruzione in acciaio delle Model 3 (S e X sono in alluminio) oltre alla ridotta capacità produttiva della Gigafactory (accumulatori) in Nevada, che a seguito di un errore di struttura fornisce assai meno batterie del necessario. Insomma Musk sta surfando tra attuali difficoltà oggettive e futuri guadagni per gli investitori per alimentare il suo sogno e con la politica dei rilanci in altri settori, Space X e Hyperloop su tutti, consolida la sua figura di geniale tycoon capace di affrontare ogni problema con un approccio nuovo e vincente. Da un lato c'è da augurarsi che riesca nel suo intento, dall'altro che non si arrivi a una Omni Consumer Product come in Robocop.

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