2 maggio 2018

Questione di famiglia























Quarantadue anni. E’ il periodo intercorso dalla prima GTI alle attuali, un tracciato che si snoda tra il tempo e lo spazio perché dalla prima Golf con il motore 1,6 litri da 110 Cv si è giunti oggi alle tre sorelle up!, Polo e ancora una volta l’inossidabile Golf a condividere lo stesso blasone sportivo. Una storia di successo e assai lunga che prova come pur alla luce dei radicali cambiamenti che si vedono già in prospettiva nel concetto di mobilità privata, ci sia (ancora) spazio per la guida dinamica e brillante. Certo, dal 1976 molte cose sono cambiate. Una per tutte, la passione condivisa a livello europeo per gli autovelox, che rende la vita dura a ogni sportiva e, consentitemelo, molto spesso per ragioni che esulano dalla sicurezza per entrare piuttosto in ambito di bilancio. 


Ma purtroppo indietro non si torna. E così se la Volkswagen ti invita a Malaga sul circuito Ascari, pista tra le più belle d’Europa, a provare la gamma GTI, ci vai di gran gusto perché è una nuova occasione di godere appieno dello spirito di queste versioni sportive. Già, ma qual è questo spirito, cosa fa di una onesta berlina VW una vera GTI? La ricetta è semplice: un motore brillante, un peso ridotto e un assetto sportivo. Ma tutte e tre le cose declinate in una maniera non troppo esaperata, da gentlemen drive diciamo. Così il motore è rapido a salire di giri ma ha una coppia che non ti costringe a usare il cambio di continuo, l’alleggerimento non implica la mancanza degli accessori legati al comfort e l’assetto non ti costringe a sedute dal chiropratico. Sport ed equilibrio quindi, un mix che ha fatto scuola ma che ha ancora un solo vero interprete. 

Le tre protagoniste sono lì che mi aspettano nel paddock della pista. La più piccola e più recente è la up! GTI, il piccolo 1.000 a 3 cilindri pompato con il turbo fino a 115 CV (curiosamente la Casa non dà il regime di riferimento) con una coppia massima di 200 Nm tra 2,000 e 3,500 giri. 100 in 8,8 secondi e una Vmax di 196 km/h. Leggera è leggera, 1.070 kg, e questo le consente di stare sopra i 17,5 km/litro in media. Come dire, sport ed economia d’uso a braccetto. Poi ecco la Polo GTI. Sotto il cofano lo stesso motore turbo della sorella più grande ma con la sola variazione di fase sull’albero di aspirazione e una potenza minore: 200 Cv tra 4.400 e 6.000 giri con coppia massima di 320 Nm tra 1.500 e 4.400 giri. Parametrati ai 1.355 kg di peso sono dati notevoli, che consentono uno 0-100 in 6,7 secondi e una Vmax di 237 km/h. E infine la “vecchia” regina la Golf GTI in versione Performance: 245 Cv (sono 230 nella versione standard) tra 5.000 e 6.700 giri e e 370 Nm tra 1.600 e 4.300 giri. Il peso non è molto diverso da quello della Polo, 1.387 kg, che consentono uno 0–100 in 5,6 secondi e una Vmax di 250km/h. 

In pista i 245 cavalli della Golf la fanno da padrone sulle sorelle e l'auto mostra un comportamento sicuro e prevedibile anche tirando alla spasimo, pur se le sospensioni mostrano la corda quanto a taratura, specie su una pista veloce come questa. Più a suo agio la Polo, che con le sue dimensioni ricorda la GTI del '76 e che si mostra agile e rapida nei cambiamenti di direzione ma anche più assettata della Golf. Unici problemi una avvertibile pigrizia negli on-off dovuta a un sensibile turbo lag e la rapportatura del DSG poco adatta a garantire le progressioni dei (soli) 200 CV. Ma la sorpresa è la up!, che sfoggia una grinta invidiabile e che pur con un gap di potenza notevole tiene il passo delle concorrenti senza troppa fatica. Il frullino a tre cilindri gira alto che è un piacere e se su strada si sconta un certo ritardo di risposta, in pista emergono solo le ottime doti del tre cilindri, che ha in più l'atout di un sound molto piacevole.

Il mito resiste, quindi, e diventa sempre più chiara la futura evoluzione del prodotto auto in VW, evoluzione peraltro prevedibilmente condivisa anche da molti altri costruttori: da un lato i mezzi di trasporto 2.0, dal'altro le GTI.

Nessun commento:

Posta un commento