30 aprile 2019

La ID R tenta il record al Ring



Il gruppo tedesco ha ormai preso l'abbrivio con il suo cambio di tecnologia epocale e uno dopo l'altro affronta tutti i classici temi dell'automobilismo tradizionale in chiave new age. Così al vecchio Ring sono in corso i test della ID R con alla guida Romain Dumas, che ha già all'attivo la partecipazione alla Pikes Peak l'anno scorso propro con questa vettura, con l'obiettivo di tentare questa estate il record assoluto sulla pista. I collaudi in pista servono a rendere competitiva la ID R anche in un tracciato normale, dove le specifiche sono diverse da quelle necessarie per correre la gara in salita americana. I primi commenti del pilota riguardano infatti le velocità di ingresso in curva, assai più elevate, e la difficoltà rispetto a un'auto da competizione tradizionale a rendersi conto dell'effettiva andatura, dato che l'assenza del suono del motore non permette di fare la valutazione a orecchio. La vettura è stata poi lungamente testata al simulatore, ma solo le prove su pista possono dare riscontri effettivi sulla gestione dell'energia erogata dalle batterie, strettamente legata alla loro temperatura. Critica anche la scelta delle gomme, fornite dalla Bridgestone, che deve andare di pari passo con la taratura delle sospensioni, chiamate a mantenere l'effetto suolo su un fondo ricco di avvallamenti e discontinuità e a gestire il DRS, Drag Reduction System, il cambiamento di angolo dell'alettone destinato a ridurre la resistenza aerodinamica sui rettilinei che permetterà di sfrruttare gli allunghi ove la downforce non è necessaria.

29 aprile 2019

Opel Insignia Country Tourer, questione di prezzo



La Insignia Country Tourer è al vertice per dimensioni e prezzo nella gamma Opel e appartiene al segmento delle station wagon avventurose, quelle che non disdegnano di affrontare qualche sterrato per portarti dove vuoi. La concorrenza è ampia e quasi tutta tedesca con una sola marca jap, ma il cliente sportivo e incline alla scoperta con un portafoglio meno fornito di quanto occorra per le concorrenti potrebbe trovare in questa auto lunga 4,99 m e non troppo caratterizzata una più economica alternativa. La linea è razionale e non spicca, ma le modanature protettive si inseriscono bene nel profilo, con un frontale affollato e gradevole dotato di fari Led a matrice attiva. La coda è meno riuscita e mostra un certa sovrapposizione di linee, poco in armonia con i due scarichi a feritoia inferiori che richiamano le avversarie teutoni. Il portellone si apre anche muovendo il piede sotto il paraurti, con la pratica presenza della proiezione sul suolo del logo vettura che individua il punto ove agire. Ampio lo spazio per i bagagli che, arriva a 1.665 litri con i sedili reclinati.
 

L’interno è confortevole e ha la particolarità dei sedili certificati dall’AGR, l’ente tedesco dei medici posturali. Ben conformati e dotati di riscaldamento anche posteriore, dispongono pure della ventilazione per quelli anteriori, mentre quello di guida ha una funzione massaggio temporizzata piuttosto efficace. La seduta tuttavia, particolarmente dietro, è un po’ corta e ciò può affaticare nei lunghi viaggi. La plancia è strutturalmente semplice ma ben conformata, con schermo centrale touch e cruscotto parzialmente analogico; Opel crede i comandi principali debbano avere un azionamento diretto a tasti, filosofia che condivido e che rende immediato ogni azionamento. Il volante è di giusto diametro ed è dotato di riscaldamento elettrico, soluzione condivisa anche dal parabrezza. Ben realizzato l’head-up display opzionale e allo stato dell’arte la dotazione di assistenze alla guida e sistemi di infotainment.
 

La Country Tourer è disponibile solo con motori Diesel da 170 e 210 Cv e trazione anteriore o integrale; la vettura oggetto della prova aveva il motore di maggior potenza, un biturbo con coppia massima di 480 Nm a 1.500 giri. La trazione integrale prevede l’invio di un massimo del 50% della coppia al retrotreno, fornito di differenziale con doppio blocco sui semiassi per attuare il torque vectoring, il cambio è un Aisin automatico a 8 rapporti, azionabile anche con le palette al volante. La Insignia si guida bene e con molta naturalezza, con un comportamento sincero e prevedibile anche andando forte. Grazie ai due turbo in configurazione sequenziuale, con il più piccolo a geometria variabile che agisce sin da poco sopra il minimo, il motore spinge da subito con energia ma senza picchi e favorisce la guida sportiva con la coppia sempre disponbile; l’ottima scalatura del cambio e la sua rapidità nei passaggi è un ulteriore elemento positivo. Il sistema Flex Ride che controlla ammortizzatori e risposte di motore, cambio e sterzo prevede tre tarature, delle quali la più sportiva è però troppo rigida e fa saltellare l’auto se l’asfalto non è da pista. La taratura normale peraltro è più che adatta anche alle notevoli prestazioni velocistiche della vettura, che raggiunge abbastanza in fretta i 231 km/h di V max e copre lo 0-100 in 8 secondi. Lo sterzo è rapido e preciso e i freni adeguati al peso della vettura, con un pedale ben gestibile. In definitiva un’ottima e poco vistosa auto “all conditions”, che deve però fare i conti con una concorrenza agguerrita.

18 aprile 2019

La prossima la fa AMG


La Mercedes SL è indubbiamente un'icona, ma più del lusso e dell'immagine che della sportività, ambito da tempo esclusiva di AMG. Ma con la prossima generazione si cambia. Il boss di AMG Moers ha confermato che la futura SL, da attendersi nel 2021, sarà sviluppata insieme alla prossima AMG GT. Entrambe le auto condivideranno infatti una nuova piattaforma ad alta percentuale di alluminio, la Modular Sports Architecture, per aumentare l'economia di scala e la redditività dei due modelli. Fermo restando che la SL non perderà il ruolo di auto destinata anche ai lunghi viaggi, l'ottava serie tornerà alla capote in tessuto ma sarà dotata di una scocca più rigida e leggera, con assali, sospensioni, sistemi di guida, impianto elettrico a 48V e sistemi ibridi in share con la GT ed entrambe le vetture assemblate a Sindelfingen. L'auto è già avanti con lo sviluppo e i muletti camuffati sono già in pista. L'architettura meccanica prevede solo motori a benzina e un ingresso di gamma con il 6 in linea di 3 litri da 400 CV con 20 CV ibridi forniti dall'alternatore/motorino di avviamento, seguito dai V8 più o meno ibridizzati con potenze da 430 a 600 CV. Il cambio sarà un doppia frizione transaxle per tutti i modelli. Ancora incerto il futuro della versione V12, dato che il suo successo commerciale dipende strettamente dal mercato cinese, ormai unico assorbitore di tale versione.

17 aprile 2019

Jaguar F-Pace SVR, cattiveria in salsa brit






Non amo le Suv. E non perché sia antico, ma perché la loro struttura è esattamente agli antipodi di ciò che occorre non solo per le andature sportive (dalle quali da drogato sono dipendente) ma anche per la guida nei suoi fondamentali. Sono alte, e ciò rende più difficile garantire una tenuta di strada comme il faut; sono pesanti, quindi derive laterali sensibili e freni sotto stress; sembrano capaci, ma tra manie di Suv coupé e forme dell'abitacolo, se vai a guardare bene su una station ci sta parecchio di più. La posizione di guida alta però piace non solo alle signore, perché dona una illusoria sensazione di sicurezza; poi è indubbio che il mondo auto vada in questa (deprecabile) direzione. Quindi Suv a manetta. Ma il virus dell'automobile sportiva si adatta e cambia forma e, come in ambito biologico, finisce per attecchire nei nuovi ambienti.

Ecco perciò la Jaguar F-Pace SVR, ultima di una ormai ampia serie di Suv supervitaminizzate, tipo Cayenne Turbo per intenderci. Fatto salvo tutto ciò che ho detto prima su questo tipo di vetture, le auto come si deve dovrebbero essere tutte motorizzate così, costi di esercizio e superbollo potendo.
La SVR è al top della gamma F-Pace e sotto l'ampio cofano anteriore si trova l'ultima versione con filtro antiparticolato dell'ormai storico 5 litri V8 dotato di compressore Vortex, un volumetrico azionato direttamente dall'albero motore che garantisce totale assenza di risposta ai comandi dell'acceleratore. La potenza è di 550 CV tra 6.000 e 6.500 giri; la coppia di 680 Nm tra 2.500 e 5.500 giri. Parecchi anche per un  peso di 2.070 kg a vuoto, perché sono comunque 3,76 kg/CV. Roba fina dunque, perché l’erogazione prontissima si associa a prestazioni stellari, 0-100 in 4,3 s e una V max 283 km/h.

Gli interni sono lussuosi e confortevoli, la plancia che ripete le linee della XE, gli schermi Lcd  (anche nel cruscotto programmabile); pelle ovunque e finiture curate. Visibilità buona ma non eccellente, dietro c'è qualche angolo coperto; sedili di qualità anche se ti viene voglia di abbassarli più di quanto sia consentito. Visto il tipo di auto ci avrei messo anche la regolazione dell'appoggio gambe. Tralascio i discorsi su abitabilità e vano bagagli; qui contano i cavalli.

Quindi tocco sul bottoncino magico e orecchie tese al sound. Obbligatorio premere il tasto sulla consolle che apre lo scarico (alla faccia delle elettriche), anche se la Jag si rivela molto educata pure in questa modalità. Niente tuoni tipo AMG o Mustang. Sulla consolle lo Sport Shift Selector che adatta la risposta dei comandi allo stile di guida. L'uscita da Saint Tropez è nel traffico denso e il cambio automatico ZF a 8 marce è morbido, con il motore che ronfa appena sopra il minimo. La taratura delle sospensioni, con molle metalliche e controllo elettronico degli ammortizzatori è adeguata al comfort, ma anche in modalità sportiva non diventa rigidissima e indugia in quella voluta morbidezza di comportamento che Jaguar predilige.

Dopo una mezz'oretta siamo sulla strada che porta alle Gorges du Verdon, un bellissimo misto molto veloce che fa apprezzare appieno le doti della SVR. Qui capisci quanta fatica abbiano fatto i progettisti per garantire a un'auto intrinsecamente sbagliata per ciò che attiene e pesi e assetti un comportamento che non dà adito a rinunce in termini di precisione delle traiettorie. Certo
il peso si fa sentire, come l'inerzia in ingresso curva e l'abbrivio in frenata, ma il V8 è una droga e si vola sulla strada, con gli altri relegati al ruolo di figuranti immobili. Risponde al minimo tocco del gas anche se ci si accorge presto che per “schiodare i tombini” occorre stare in coppia massima, ergo sopra i 2.500. Quando prendi il ritmo danzi morbidamente tra le curve ma a suon di fucilate; gli automobilisti francesi locali spesso non gradiscono e dopo patetici tentativi di starti davanti pestano istericamente sul claxon mentre ti allontani inesorabile. Dopo un po’ci prendi gusto e allora qualche difettino emerge: la scalatura del cambio, per esempio, migliorabile, con qualche buco nelle marce basse, così come la precisione dello sterzo, che visto tanto motore con un bel telaio rigido meriterebbero più prontezza. La sgroppata potrebbe durare a lungo se non ti fermasse l’autonomia, che pur con un serbatoio da 83 litri si rivela davvero minima andando in giro pancia a terra. L'otto cilindri è un bevitore accanito, ma è il prezzo da pagare per godersi la sua prestanza.

16 aprile 2019

Gli yankee non amano la MINI elettrica


Nelle intenzioni di BMW MINI dovrebbe evolvere come marchio EV, una storia già sentità da più parti riguardo il futuro dei brand satellite. In quest'ottica la Casa si sta già muovendo, ma, tra brexit e convenienze produttive in fase di riesame, servono (ragionevoli) certezze. Così è stato commissionato all'americana Engine International un sondaggio tra possibili futuri acquirenti di vetture del marchio riguardo il gradimento di un'elettrica. Sono state intervistate 1.004 persone di tutti i sessi in gran parte statunitensi, ma il risultato emerso non sembra andare nella direzione sperata dalla Casa. La maggior parte dei contatttati infatti ha dichiarato di non essere interessato nemmeno a sapere qualcosa sulla struttura elettrica dell'auto e sul suo funzionamento, con una sorta di generalizzata pigrizia a cambiare le proprie abitudini, di guida e di vita, per adattarsi a un mezzo che implica sensibili modifiche. Scottati dall'esito, i big di MINI Usa si sono affrettati a sparare arroganti dichiarazioni sulla necessità di educare gli automobilisti al nuovo corso. Forse sarebbero invece da rieducare (in senso maoista) proprio i dirigenti dell'automotive e quelli delle istituzioni di tutela ambientale, che come accade per molti gruppi politici si distaccano sempre più dal mood reale della gente e vivono in una sorta di bolla di autogratificazione che fatalmente dovrà prima o poi (speriamo presto) rompersi. Se quindi il 74% dei contattati dichiara di non sapere ove sia una colonnina di ricarica nelle proprie vicinanze e il 66% ritiene le elettriche siano solo auto cool da sfoggiare in certi ambienti, sarebbe il caso di farsene una ragione invece di tentare di piegarli al proprio volere. Anche perché solo il 28% ha dichiarato di ritenere un tempo di mezz'ora il massimo accettabile per una ricarica parziale; per tutti gli altri già porsi il problema è un problema. Attenzione, parliamo di un sondaggio MINI, ma gli stessi concetti sono facilmente esportabili a ogni marchio e alla totalità del mercato, quantomeno Usa. Nella UE sarebbe diverso? La realtà è questa, ragazzi, open your eyes!

Renault Grand Scénic 1.7 dCi, Diesel di ritorno




Il Diesel non è morto, parola di Renault. Questo il significato recondito del debutto su Scénic e Grand Scénic del nuovo 1.7 Blue dCi, un millesette turbo declinato in due potenze, 120 e 150 CV. Evento particolarmente significativo proprio perché a cura di un marchio già molto presente in campo elettrico, settore che nell’ingenua e diffusa credenza collettiva dovrebbe monopolizzare a breve il mercato. Il progetto, nato internamente al gruppo Renault-Nissan-Mitsubishi, tiene conto dunque del 69% di preferenze da parte della clientela per questa motorizzazione su tale tipo di vetture, le monovolume, che il marchio sostiene e produce quasi a livello iconico. Un’evidenza sottolineata dall’esclusività della dotazione dei cerchi da 20” su un’auto di segmento C  pur in presenza di una generale indubbia flessione a favore dei Suv.

Dopo l’1.3 Tce Fap a benzina, ecco quindi un altro motore di nuova generazione, dotato dell’iniezione di urea per il filtro di riduzione degli NOx, che mostra un albero motore riprogettato rispetto al precedente millesei e un impianto di alimentazione con iniettori a 8 ugelli che raggiunge una pressione di 2.500 bar, mentre il turbocompressore a geometria variabile adotta per la prima volta su un motore Renault l’intercooler ad acqua con un circuito di raffreddamento separato. Il rapporto di compressione sceso a 15,5:1 fa riscontro a un aumento della pressione massima di sovralimentazione, mentre il guidatore oltre al normale rifornimento di gasolio, dovrà prestare attenzione anche al livello dell’ADBlue, perché se ignorando gli avvisi arrivasse a finirlo completamente, occorrerebbe il ricovero in officina per lo sblocco della centralina.

Sulla Grand Scénic che ho provato è montata la versione da 150 CV con il cambio manuale a 6 marce, l’automatico è già ordinabile ma non ancora in gamma. Un motore molto regolare nell’erogazione che richiede una guida quasi simile a quella di un benzina, fatte le debite proporzioni sull’arco di regimi utilizzabili, e che risulta piacevole e silenzioso nel funzionamento. La maggior potenza si ottiene a 3.500 giri, mentre la coppia massima di 340 Nm arriva a 1.750; la buona manovrabilità del cambio permette però di guidare sempre in coppia con andature spedite e una certa souplesse di sfondo. Sotto i 130 g/km le emissioni di CO2 per entrambe le versioni, mentre il consumo medio secondo il ciclo WLTP si attesta attorno ai 20 km/l.

Type 130, l'elettrica di Lotus


Geely ha una gestione decisamente intelligente verso le proprie acquisizioni. Non snatura le linee guida precedenti ma inserisce il proprio dna, quello elettrico, in modo morbido, con un approccio che si affianca ai prodotti precedenti e dà l'idea di una evoluzione positiva. Lo provano Volvo e Polestar e quanto pare l'approccio sta per essere ripetuto con Lotus, dopo l'acquisto del pacchetto di maggioranza della società l'anno scorso. Alla preview del salone di Shanghai, che si apre ufficialmente tra un paio di giorni nella grande città cinese, è stata annunciata la prima concept del nuovo corso del glorioso marchio brit, della quale è stato rilasciato un teaser. La vettura sarà presentata ufficialmente più avanti a Londra e porta il nome di progetto di Type 130. Visto il capitale di controllo, la vettura sarà una supercar elettrica (ça va sans dire) con l'ambizione di inserirsi nel settore delle sportive di razza, leggi Ferrari e Porsche, forte del fatto che la gran parte dei competitor non ha ancora pianificato un modello elettrico in gamma nei prossimi anni. Il budget stanziato per Lotus è attorno ai 2 miliardi e prevederà anche lo sviluppo di sportive con motore a combustione e di una nuova telaistica in alluminio, ma la scelta del motore elettrico per il modello di punta è legata al logico travaso di tecnologia da Polestar, che sta lavorando sodo per porsi in posizione di punta nel ristretto segmento della tecnologia EV edge.

15 aprile 2019

Jaguar XE R-Dynamic HSE, prestazioni all'inglese







La XE è la piccola di Jaguar; il nuovo modello è dotato ora soltanto dei motori della serie Ingenium a quattro cilindri. Sono cambiati i paraurti e il frontale, ora più affilato grazie ai gruppi ottici a Led; le ruote da 18” anche sulle versioni base. All’interno la plancia in materiale morbido è pulita ma forse troppo lineare per essere elegante a confronto con la concorrenza tedesca; la consolle centrale accoglie due schermi sovrapposti per infotainment e clima e il cruscotto reca poi un altro schermo da 12,3 pollici programmabile e personalizzabile nella visualizzazione. Il software è evoluto e prevede la memorizzazione automatica delle scelte del guidatore (regolazione di sedile, audio, clima e specchietti); il retrovisore interno è ClearSight con schermo a colori come sulla Range Evoque, soluzione pratica e utile a bassa velocità e nei parcheggi ma meno in marcia per la messa a fuoco non immediata. I materiali sono di pregio e il comfort notevole, anche dal punto di vista acustico; buono lo spazio anteriormente, meno dietro, dove il tunnel della trasmissione limita ulteriormente l’abitabilità centrale; un po’ scarso il vano bagagli da 410 litri.


Al vertice di gamma (per ora) c’è la R-Dynamic HSE, con il 4 cilindri 2 litri turbo da 300 cavalli che sostituisce il precedente V6 3 litri da 340. La struttura dell'auto non è cambiata: la scocca è sempre al 75% in alluminio ma ciò non aiuta particolarmente, visto che il peso complessivo raggiunge i 1.690 kg, complice l'aumento relativo alla trazione integrale. Ha però un’impostazione sportiva, con le sospensioni anteriori a bracci sovrapposti e quelle posteriori Integral Link multibraccio. Il motore è un po’ ruvido e a basso regime manifesta negli on-off qualche ritardo di risposta del turbo twin scroll, tuttavia spinge forte da subito, anche se il low end si paga con un limitato allungo; la potenza massima è infatti a soli 5.500 giri. Nella guida sportiva meglio quindi sfruttare il cambio e passare rapidamente al rapporto superiore anziché insistere agli alti regimi visto che la coppia massima di 400 Nm è costante tra 1.500 e 4.500 giri. Il cambio ZF a 8 rapporti, ampiamente diffuso nel mondo automotive, ha una scalatura migliorabile; la seconda in particolare è un po’ corta. Al posto della precedente manopola di comando, ora c’è una corta leva sul tunnel centrale, accanto alla quale è posto il selettore a levetta del Jaguar Drive Control che prevede 4 controlli, Rain Ice Snow, Eco, Comfort e Dynamic; si adattano così le tarature di sterzo, cambio e risposta del gas alle diverse situazioni.

Su strada si apprezza il comportamento preciso e reattivo nei percorsi guidati, anche se la XE manifesta un avvertibile coricamento laterale cui, se si indugia nel comportamento sportivo, occorre fare l’abitudine. La trazione integrale a controllo elettronico è assai efficace nel ripartire la coppia; non appesantisce lo sterzo né ne riduce la precisione. I migliori risultati si ottengono comunque con una guida morbida che lasci assestare la vettura; evitare brusche variazioni di assetto la rende più controllabile e permette di ottenerne il massimo. Una filosofia voluta da Jaguar, che intende distaccarsi dalla concorrenza fornendo un’auto veloce ma sempre personale e raffinata, anche nel comportamento stradale. In quest’ottica lo sterzo è adeguato anche se la demoltiplicazione iniziale costringe a volte a incrociare la braccia e richiede un minimo di abitudine; i freni sono potenti, ma il pedale dà una sensazione un po’ spugnosa all’azionamento cui occorre adeguarsi. Il comportamento stradale è sicuro e prevedibile, con un avantreno che mostra poco sottosterzo e facilita, sempre entro i margini della generale morbidezza di cui dicevo prima, un controllo adeguato anche andando forte. Di livello le prestazioni, che portano rapidamente la XE a notevoli velocità: lo 0-100 si copre in 5,9 secondi, mentre la velocità massima raggiunge i 250 km/h. La trazione integrale consente, grazie anche alle padelle da 255/35 della gommatura da 20 pollici, di mettere a terra tutta la coppia e l’intervento del controllo di trazione è raro anche su fondi a bassa aderenza; da registrare però come il suo disinserimento completo sia impossibile.

5 aprile 2019

A volte ritornano...


Il motore c'è da tempo, ma questioni di marketing e più recentemente l'introduzione del ciclo WLTP ne hanno ritardato il debutto. Parlo del 4 cilindri turbo da 400 CV della Golf, quello che avevamo visto già ben 5 anni fa al salone di Pechino sulla Golf R 400. Ora che AMG A45 e Audi RS3 hanno riacceso la miccia, VW potrebbe finalmente decidere il lancio della vettura, che promette uno 0-100 in 3,9 secondi e una Vmax di 280 km/h. Ci sono ancora resistenze interne, anche perché un 4 cilindri con la stessa potenza del 5 dell'Audi gli farebbe senz'altro ombra con la sua progettazione più moderna. Ma l'unità EA888 attualmente in uso sui modelli più sportivi, tarata per il momento al massimo di 320 CV, può facilmente erogare la differenza richiesta con una maggiorazione della pressione di sovralimentazione e un tuning limitato sull'hardware, prova ne sia la Audi Quattro Sport concept vista a Ginevra nel 2014 con 420 CV. Le modifiche più aggiornate implicano l'adozione di un filtro antiparticolato e la possibilità di un sistema mild hybrid di supporto; resterebbero invariati invece il cambio DSG a 7 marce e la trazione integrale, ora però a controllo elettronico. L'effetto anestetico del Dieselgate sembra ormai passato e la più cattiva della Volkwagen potrebbe presto debuttare al vertice di una gamma di modelli R che il gruppo intende allargare.

Grab money, la smania dei pedaggi


Mica solo dalle nostre parti le amministrazioni si ingegnano a trovare nuovi balzelli da imporre agli automobilisti, pur contrastando sempre più il mezzo privato. La tassazione sulle auto è intrinsecamente iniqua perché priva di scaglionamento sul reddito, come del resto le accise sui carburanti. Ma rappresenta una bella fetta di introito per uno stato che i soldi li piglia dove può. Dev'essersene accorto anche the donald, che tre giorni fa ha minacciato di imporre un pedaggio alle auto che entrano in US provenienti dal Messico. Il threat nasce dall'irritazione per la mancata cooperazione dello stato adiacente riguardo la situazione dei migranti e potrebbe preludere addirittura a una chiusura totale del confine. Ma vista in ottica economica è di fatto un'entrata addizionale, anche se ha i suoi bei lati negativi. Già da tempo le code al confine sono diventate chilometriche a causa della decisione di Trump di spostare in loco agenti federali per controlli accurati su ogni veicolo. Tanto lunghe che alcuni produttori messicani di parti per automobili si stanno organizzando con il trasporto aereo per evitare blocchi produttivi nelle aziende Usa, ormai tutte senza magazzino. Il pedaggio rallenterebbe ancor più il transito, aumentando ulteriormente i costi a riverberarsi poi sui prodotti, con una parallela riduzione delle vendite. Sembra una soluzione controproducente, quindi, vista a medio termine. Il parallelo con la situazione nostrana è palese. Anche qui si impongono pedaggi crescenti per fare cassa, incuranti di minare la stabilità di un sistema che si sta livellando in basso e che già per molti ha coinciso con l'eliminazione del mezzo privato. Alla lunga gli effetti saranno due: la paralisi dei mezzi urbani, largamente insufficienti per progetto alla mobilità necessaria e un deficit che andrà colmato con nuove tasse, questa volta sulla persona o sulle proprietà anziché sulle auto residue. Governare vuol dire fare compromessi tra esigenze diverse, come salute, agio, efficienza dei collegamenti. Meglio non dimenticarlo, prima che sia troppo tardi.

4 aprile 2019

Zoe 2 in arrivo


A mano a mano che la competizione nel settore elettrico si fa più serrata, anche i costruttori che per primi hanno messo in listino modelli di questo tipo si trovano a fronteggiare una concorrenza maggiore e più agguerrita. E' il caso di Renault, che con la sua Zoe ha occupato tra le prime il segmento, ma che ora si appresta a produrre nell'impianto di Flins una seconda generazione dell'auto, allo scopo di renderla più competitiva. Il rinnovo implica una riprogettazione dell'interno nell'ottica della recentissima nuova Clio e realizzato con materiali più ecosostenibili, mentre la piattaforma scelta per la produzione sarà quella divisa con Mitsu e Nissan, ma non quella della Leaf, che è di fatto quella adattata della prima versione del 2011. La linea della nuova Zoe non dovrebbe mostrare grandi cambiamenti, fatta eccezione per un frontale in stile Clio con gruppi ottici a Led e una parte posteriore più arrotondata. L'autonomia, elemento chiave del successo delle auto elettriche, dovrebbe collocarsi attorno ai 400 km secondo il ciclo WLTP, quindi al di là della soglia critica dei 300 km, quella che rende o meno un'auto elettrica utilizzabile anche fuori città. La politica di marketing non dovrebbe subire cambiamenti: la nuova versione avrà un listino non dissimile dalla attuale, con differenze basate sulla potenza a disposizione e sull'autonomia garantita. Una seconda auto elettrica, progettata a partire dall'esperienza Zoe, sarà presto presentata nel novero degli 8 modelli previsti per il 2022.

Toyota open source


Toyota ha annunciato il progetto di offrire la propria tecnologia ibrida a chiunque la voglia utilizzare senza alcuna richiesta economica in cambio. Una sorta di adattamento alla procedura open source largamente diuffusa nel mondo dell'informatica, ove sviluppatori singoli possono contribuire al miglioramento di un programma base. Un cambiamento epocale nella consolidata tradizione di segretezza e cautela del marchio jap, che con la proposta di accesso ai suoi 24.000 progetti nel campo ibrido rivolta ad altri costruttori apre a un nuovo corso dello sviluppo tecnologico. Uno sviluppo nel quale il fine ultimo è collocato oltre il prodotto finito attuale, con lo scopo di aumentare la quota del sistema elettrico nelle future auto, incrementarne la quota ed essere propedeutico alla diffusione della futura auto elettrica pura. Analizzando le cose da un punto di vista industriale, comunque, l'offerta di Toyota è più strategica che generosa, dato che con i costi di sviluppo in crescita la proposta di share (che ovviamente sarebbe a doppio senso, con Toyota nella possibilità di usare i progressi ottenuti da altri) consentirebbe di dividere i costi su più aziende e di ridurre i tempi di arrivo sul mercato delle nuove soluzioni. Sui tratta ora di vedere ora chi raccoglierà l'offerta e come tale scelta potrà dar luogo a soluzioni progettuali concrete.

Una McLaren da Gran Turismo









McLaren ha diffuso tre foto della nuova GT annunciata al salone di Ginevra. Il camuffamento è piuttosto ridotto e si vedono bene le forme della vettura, che a colpo d'occhio pare meno estrema delle ultime realizzazioni. Mi perdonino i puristi ma devo dire che, assodato come l'aerodinamica guidi le danze delle sportive di razza, i frontali di queste vetture si assomigliano parecchio anche tra marchi diversi. Qui però le differenze dovrebbero trovarsi più all'interno, dato che il brand inglese ha presentato la vettura come una gran turismo adatta anche ai lunghi viaggi. Nessuna novità invece nella parte motrice, una delle versioni del V8 biturbo ad albero piatto del quale non sia sa ancora la potenza, ma che la storia recente prova come sia facile adattare in un range piuttosto ampio di cavalleria. Data la destinazione d'uso, la messa a punto dell'auto è condotta principalmente su strada anziché in pista e recentemente i collaudatori hanno compiuto un lungo viaggio dalla Spagna alla Gran Bretagna proprio a questo scopo. Il mese prossimo l'auto dovrebbe essere rivelata con maggiori dettagli, in attesa della presentazione ufficiale.

3 aprile 2019

AI:me, l'Audi per il traffico del 2030






Si chiama AI:me la concept Audi per il prossimo salone dell'auto di Shanghai, della quale il brand ha diffuso qualche sketch. Più che di un'auto destinata a futura produzione, si tratta di uno studio di design che esplora la mobilità del prossimo decennio. E trattandosi di un prodotto del gruppo che attualmente sta cambiando radicalmente la sua tradizione mototoristica, il prototipo è realizzato ovviamente su una delle recenti piattaforme elettriche, con le ruote poste agli estremi della scocca per massimizzarne l'abitabilità. Pur fornita di guida autonoma, la AI:me mantiene nell'abitacolo volante e comandi, per dare comunque al conducente la possibilità di un ruolo attivo, magari preferenzialmente fuori dai centri urbani. Secondo le idee del brand, infatti, questa sarà l'architettura ideale per affrontare il traffico che ci attende nelle congestionate città del prossimo futuro; una visione forse realista ma decisamente poco accattivamente quanto a stress negli spostamenti. La guida autonoma è pensata quindi proprio per alleviare il disagio causato da questo tipo di circolazione. Nello stand Audi la AI:me sarà in compagnia della Q2L e-tron, la crossover ricavata dalla scocca allungata della Q2 disponibile soltanto sul mercato cinese.

Saranno multischermo le prossime Hyundai


Le Hyundai cambiano dentro. Le prossime vetture del marchio avranno plancia e comandi di nuovo tipo, progettati per renderne l'individuazione più semplice e intuitiva. Il nuovo layout è stato mostrato su una i30, segno questo che la novità non sarà destinata unicamente a modelli alto di gamma, e ha lo scopo di ridurre il numero di interruttori e bottoni a favore di un'interfaccia semplificata. A questo scopo sulle due razze del volante sono stati accorpati molti dei controlli tramite due larghi touchpad divisi in quattro settori, configurabili a seconda delle abitudini di chi guida. Grande cambiamento anche nella strumentazione: nel cruscotto sono stati installati due schermi leggermente sfalsati longitudinalmente. Ciò fa sì che la grafica sia mostrata parte sul primo schermo e parte sul secondo, dando così luogo a una sorta di rendering 3D che è di più immediata interpretazione. In plancia c'è poi un altro schermo di grandi dimensioni per infotainment e navigazione, che raggruppa una serie di comandi touch e riduce ulteriormente il numero di tasti tradizionali. La nuova architettura è ancora in fase sperimentale e suscettibile di variazioni di aspetto, ma Hyundai ne prevede l'impiego generalizzato sulla sua gamma già a partire dall'anno prossimo.

2 aprile 2019

Mobilità in crisi a NY


Quello che sta succedendo a New York è emblematico di come le istituzioni siano incapaci non solo di gestire ma anche solo di seguire l'evoluzione della mobilità. La Grande Mela è citata spesso dalle nostre parti come un modello di trasporto integrato, capace di garantire il movimento a milioni di persone con un servizio di mezzi pubblici all'altezza. Purtroppo non è così. Le pur ramificate linee della subway continuano a cumulare ritardi che rendono impossibile rispettare impegni e appuntamenti. Così sale l'utilizzo dell'auto, che a New York storicamente non è di proprietà per l'impossibilità di parcheggio. Quindi taxi e Uber a manetta. Risultato? Ingorghi sempre più frequenti, peggiorando ulteriormente la situazione. Un gatto che si morde la coda, una situazione senza uscita. Ma il governor Cuomo ha avuto una bella pensata. Nell'ambito del nuovo budget da 175 milioni di dollari, ha incluso una nuova tassa sugli ingorghi, da riscuotere con un pedaggio che sarà imposto a chi si inolti oltre la 60a strada. Quindi entrare in Lower Manhattan sarà un privilegio e a masse di lavoratori con poco denaro in tasca toccherà subire senza alternative. Situazioni solo americane? A Milano le cose non sono molto diverse. Anche qui un'amministrazioine incapace di risolvere il problema della mobilità strombazza sui mezzi pubblici incurante dei crescenti disservizi e dei ritardi, a danno delle auto la cui viabilità viene costantemente ridotta senza alcun senso e sulle quali vengono imposte tasse e pedaggi pur sapendo che sono indispensabili. Ovviamente poi si aumentano pure le tariffe del traporto pubblico senza che la sua utilità sia minimamente cresciuta. E a corollario di tutto, il parallelo NY-Milano vale anche per i superstipendi dei manager, la cui remunerazione non è mai messa in relazione all'efficienza dei servizi gestiti. Fanatismo e incapacità vanno di pari passo, quindi, ma i problemi restano insoluti e per chi non può resta solo l'arte di arragiarsi.

Futuro virtuale?


Certo, viviamo in un periodo di liquidità. No, non quella economica, peraltro notevole proprio dove i soldi non servono (cioè nelle banche e nelle tasche degli imprenditori) e scarsissima in saccoccia alla dominante parte povera della popolazione, ma quella delle notizie, degli eventi, in una parola della realtà. Tra fantasie da analista, fake news e deliri di onnipotenza, intravederla è sempre più difficile, con buona pace del mondo digitale che larga parte di reponsabilità ha nel nasconderla. E in ambito liquido, FCA sta facendo la sua parte nel mondo auto. Con i marchi, (Lancia la chiudiamo, anzi la rilanciamo; Alfa ha tirato a fondo Maserati, niente nuovi modelli; anzi nuove versioni edge) e con la tecnologia (no al Diesel, lunga vita al gasolio; ibride no, futuro ibrido generalizzato). L'ultima notizia, da inquadrare in questo fumoso ambito di futuro è quella relativa alla ventura GTV di Alfa Romeo che oggi è attesa per il 2021. La foto, presa da un power point di presentazione, riguarda un'ibrida che sarebbe la versione coupé della Giulia e adotterebbe le stesse meccaniche, Quadrifoglio in testa compresa. In questo caso, la potenza complessiva erogata dal 2.9 V6 e dal sistema elettrico raggiungerebbe i 600 CV, con trazione integrale e torque vectoring. La coupè dovrebbe stare in buona compagnia, se l'annuncio delle due nuove Suv che andranno ad affiancarsi alla Stelvio avrà un seguito; che poi sia tutto reale staremo a vedere. I recipienti dei liquidi si vuotano facilmente.