11 marzo 2015

La battaglia sul Diesel è appena iniziata

Data lo scorso dicembre la presa di coscienza di Manuel Valls, primo ministro di Francia, di come il motore Diesel sia incompatibile con il traffico cittadino e le conseguenti iniziative di penalizzazione che di lì hanno originato e origineranno nel Paese transalpino. Nel post dello scorso Dicembre, ipotizzavo anche una pronta levata di scudi dell'industria automobilistica, con particolare riguardo a quella tedesca. Bene, mi sbagliavo; ma non tanto sulla presa di posizione, quanto sulla sua provenienza: l'iniziativa a supporto del Diesel proviene infatti dal Regno Unito e in particolare dalla Society of Motor Manufacturers and Traders, che ha lanciato oggi una campagna casalinga contro la "crescente demonizzazione del Diesel". All'iniziativa hanno aderito (te pareva) BMW, Ford, Jaguar-Land Rover e Volkswagen; la richiesta è di condurre una campagna informativa corretta e coerente che diffonda dati chiari sul reale inquinamento prodotto dai motori a gasolio moderni, che in poco tempo sono passati dal ruolo di campioni dell'economia d'esercizio e delle ridotte emissioni di CO2 a quello di pericolosi emettitori di NOx e polveri sottili. Si invitano poi le autorità nazionali a non penalizzare i veicoli alimentati a gasolio con tasse e balzelli; per esempio a Londra alcuni consigli locali hanno introdotto sovrattasse dirette unicamente alle auto Diesel per consentirne il parcheggio vicino casa ai residenti e in tutta Europa cresce l'avversione verso questo tipo di soluzione. Ora, sono conscio dei grandi investimenti fatti dalle varie Case su questo tipo di tecnologia e del fatto che una Euro 6 rimanga tale sia a benzina sia a gasolio. Ma il problema riguarda le polveri ultrasottili e al di là delle dichiarazioni è ben lungi dall'essere risolto. I filtri per il particolato, infatti, sono spesso più un problema che una soluzione e funzionano perlopiù innalzando i livelli di particolato localmente invece di distribuirli su tutto il funzionamento della vettura. Nella fase di rigenerazione, infatti, producono forti emissioni concentrate che penalizzano l'ambiente ma non vengono rilevate. Per non parlare dei numerosi problemi di intasamento, che portano inoltre a un aumento generalizzato del consumo e alla vanificazione del blue ribbon della poca CO2 emessa. Insomma, al di là della simpatia o meno per il Diesel e del riguardo per le somme investite, è indubbio che oggi siano diponibili soluzioni a impatto ambientale decisamente minore, a partire dal vecchio motore a benzina, che per quasi un ventennio è stato penalizzato aprioristicamente da un cartello teso a favorire il Diesel.

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